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martedì 8 settembre 2026

La cultura, il potere della consapevolezza

 

L’ 8 settembre ricade la Giornata internazionale dell’ alfabetizzazione, istituita nel 1967 dall’ UNESCO per ricordare la basilare importanza dell’ alfabetizzazione al fine di creare una società più colta e quindi giusta e sostenibile. Non è soltanto un diritto umano, per quanto importante. Parimenti, alfabetizzarsi è solo il primo passo verso un traguardo impegnativo: la consapevolezza. Si impara a leggere e scrivere per capire cose nuove, perché sapendo si migliora, e i benefici sono vasti come il cielo in ogni ambito della vita quotidiana. Sapere per capire permette di vedere le cose così come sono, oltre le opinioni e la superstizione. E’ un bene di tutti, oltre ogni distinzione, e grazie alla scrittura le informazioni vengono trasmesse in modo vasto, durevole e preciso. Oggi la sapienza di menti come Platone, Socrate, Aristotele, il Buddha e molte altre è ancora viva proprio perché custodita in forma scritta. La cultura è il più grande dono che si possa fare a sé stessi, apre la mente a mondi sempre nuovi che ci consentono di evolverci. Io stesso ho avuto la fortuna di studiare con saggi insegnanti di scuola che spesso ripetevano: «Il nostro compito non è solo far sapere le cose, è soprattutto farne capire il significato.». Piero Angela, da parte sua, sosteneva: «Le conoscenze di un individuo hanno valore soltanto se possono permettergli di capire il mondo in cui vive, e eventualmente di modificarlo a suo vantaggio.». E’ qualcosa che diviene fattibile non solo a scuola, ma quotidianamente grazie allo sforzo individuale: gli insegnanti danno un insegnamento, e l’ allievo ha il compito di verificarlo e comprenderlo secondo le proprie capacità anche dopo aver finito gli studi formali. Leggere un giornale, guardare la TV, ascoltare la radio, viaggiare e persino votare: ogni cosa è un’ occasione di cultura se si ha una mente aperta e operosa. Pur avendo letto e fatto ricerca ogni giorno della mia vita, sento che mi rimane ancora molto da apprendere.

Eppure, i dati attuali circa la cultura sono meno eccellenti di quanto si pensi: il tasso mondiale di alfabetizzazione delle persone con più di 15 anni è solo dell’ 86.3%, con gli uomini al 90% e le donne all’ 82.7%. Circa 770 milioni di adulti non hanno competenze di base di lettura e scrittura, con forti differenze geografiche concentrate molto nell’ Africa subsahariana. Un fenomeno aumentato con il grande impiego dell’ intelligenza artificiale, insieme a mancanza di tempo ed energie in un mondo sempre più occupato, fattori economici e distanza territoriale da luoghi e attività culturali. E l’ Italia denota un livello di analfabetismo funzionale, ossia incapacità di comprendere, valutare e utilizzare correttamente testi scritti complessi orientandosi nella società o risolvendo problemi quotidiani pur sapendo leggere e scrivere, circa al 35% della popolazione adulta tra i 16 e i 65 anni. Tale fenomeno amplifica la diffusione di notizie false, in mancanza di capacità di accertare la credibilità delle fonti, e chi si ferma ai livelli minimi di tale capacità è confinato a mansioni di basso livello, faticando ad adattarsi alla transizione digitale e tecnologica. Nel Belpaese vi è peraltro chi pensa che la cultura sia noiosa e accessibile a pochi, quindi non è necessario impegnarsi per sapere le cose, perché tanto «il mondo è ciò che è, noi siamo ciò che siamo»: una mentalità negativa affine al testo biblico del Qoelet, 1,18, in cui si legge che «chi aumenta la conoscenza aumenta la sofferenza». In altre parole, l’ ignoranza rassicura con false certezze mentre la conoscenza svela la fragilità della vita, è porsi domande difficili senza risposte semplici.


Un quadro da non sottovalutare ma sanabile se Stato e popolo si applicassero con risorse e sforzo individuale, nell’ idea che una nazione colta è più forte. E l’ Italia è nota come nazione di cultura ed eccellenza. Come ha recentemente detto il XIV Dalai Lama, lo studio è essenziale non solo per accumulare informazioni, ma anche per cogliere la natura della propria mente, sviluppare il ragionamento logico e coltivare una compassione saggia, e l’ educazione deve fondarsi sull’ analisi coerente e l’ intelligenza: «Lo studio è come la luce che illumina la tenebra dell’ ignoranza, e la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso, perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri.».