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| Il volto della Sindone; |
Le reliquie sono un aspetto importante di molte religioni. Solitamente spoglie mortali di un santo o suoi oggetti personali, conservati a scopo di venerazione come testimonianza tangibile della sua vita e della veridicità del suo insegnamento, esse vantano un enorme potere emotivo e simbolico in chi le guarda: sono un ponte tra il mondo divino e quello umano, fonte di benedizioni, segni di presenza divina, memoria attiva e strumenti miracolosi per guarigioni e protezione spirituale. Basta guardarle, anche con incredulità, per ricevere un’ impronta positiva e potente nel proprio essere. Con il tempo diventano veri e propri simboli, elementi di grande fascino e mistero dinnanzi ai quali risulta difficile restare indifferenti. Ogni religione ha le proprie reliquie: il Cristianesimo cattolico e ortodosso vantano il possesso di numerosi resti ossei e oggetti di apostoli, santi e guide spirituali, e addirittura dello stesso Gesù, mentre l’ Islam esalta il santuario Hazratbbal in Kashmir, in cui sarebbe custodito un pelo della barba di Maometto. Il Buddhismo tibetano venera con profonda devozione le tracce delle guide spirituali, dai resti dei grandi lama e meditatori eremiti cremati alla loro morte, agli oggetti che hanno posseduto, e in Sri Lanka, Cina, Myanmar e Thailandia vi sono reliquie attribuite al Buddha in persona.
Ma
da un punto di vista storico e scientifico sono davvero autentiche?
Il dibattito è aperto, e divide animatamente credenti e
razionalisti. Nel mondo cristiano, la reliquia più famosa per
eccellenza è la Sindone di Torino, il lenzuolo in cui si dice che
sia stato avvolto il cadavere di Gesù. Da secoli custodita nel Duomo
di Torino, ove venne portata nel 1578 dopo che nel Quattrocento
era stata acquistata da Casa Savoia, i cui signori avevano il titolo
di «custodi della Sindone», nel 1983 fu donata come lascito
testamentario dall’ ultimo Re d’ Italia in esilio, Umberto II,
alla Chiesa cattolica, e oggi è affidata alla tutela dell’
Arcivescovo di Torino ed esposta al pubblico in determinate
occasioni, le cosiddette ostensioni.
Scampata per miracolo all’ incendio del 1532 a Chambéry e a quello del 1997 a Torino, la Sindone è il vero sudario di Cristo oppure è un artefatto medievale? Dal punto di vista di un cattolico credente, la Sindone è un oggetto di fede, sacro, e come tale non può essere messo in discussione, la Chiesa cattolica infatti ne sostiene la venerazione in quanto sarebbe «la reliquia più splendida della Passione e della Resurrezione» e «specchio del Vangelo», secondo le parole di Papa Giovanni Paolo II, e stimolo alla preghiera per i Pontefici suoi successori. Pareri colmi di valenza spirituale, ma da un’ ottica scientifica i motivi per dubitare della sua autenticità sono numerosi.
Scampata per miracolo all’ incendio del 1532 a Chambéry e a quello del 1997 a Torino, la Sindone è il vero sudario di Cristo oppure è un artefatto medievale? Dal punto di vista di un cattolico credente, la Sindone è un oggetto di fede, sacro, e come tale non può essere messo in discussione, la Chiesa cattolica infatti ne sostiene la venerazione in quanto sarebbe «la reliquia più splendida della Passione e della Resurrezione» e «specchio del Vangelo», secondo le parole di Papa Giovanni Paolo II, e stimolo alla preghiera per i Pontefici suoi successori. Pareri colmi di valenza spirituale, ma da un’ ottica scientifica i motivi per dubitare della sua autenticità sono numerosi.
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| La Sindone; |
Lenzuolo
di quattro metri e trentasei per un metro e undici, che reca impressa
un’ impronta umana, la Sindone è forse l’ oggetto più studiato
al mondo da svariate branche del sapere: dalla storia, dalla chimica,
dalla numismatica, dalla palinologia, dall’ archeologia e dall’
informatica. Nel 1988 i laboratori di Oxford, Tucson e
Zurigo eseguirono contemporaneamente e indipendentemente tra
loro l’ esame del carbonio 14, datandola in un periodo di tempo
compreso tra il 1260 e il 1390, ma questo risultato viene da
sempre contestato dai sostenitori della autenticità del reperto,
soprattutto per le contaminazioni che avrebbe subito nei secoli. Il
risultato scientifico la indica come un artefatto, e ne indica la
creazione alla stessa epoca a cui risalgono le prime citazioni
documentate. L’ analisi dei pollini confermerebbe comunque la
provenienza mediorientale del lenzuolo: ne vennero elencati sessanta
diversi, ventuno tipici della Palestina, sei dell’ Anatolia, nove
diffusi sia nella Palestina che nell’ Anatolia, uno tipico di
Costantinopoli.
Uno dei primi documenti che parla del misterioso telo risale al 1389, un memoriale del Vescovo Pierre d’ Arcis a Papa Clemente VII, in cui si racconta dell’ indagine compiuta dal suo predecessore, Henri de Poitier, che aveva denunciato la rivendicazione del decano di allora circa il reperto come vero sudario di Cristo per fini di lucro e spiegato come fosse stata scoperta persino l’ identità del falsario, che ammise come il drappo «fosse fatto per opera umana, non miracolosamente prodotto o concesso». Pierre d’ Arcis dovette intervenire ancora quando il nuovo decano espose un’ altra volta il telo «artificiosamente dipinto» con l’ immagine di un uomo. Alla luce di questi rapporti, nel 1390 Papa Clemente emanò una bolla in cui ordinava che ogni volta che il telo fosse stato esposto si dovesse dire «ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario».
Le analisi forensi condotte dalla commissione del Cardinale Michele Pellegrino nel 1973 sul presunto sangue diedero esiti negativi, e in seguito il microanalista Walter C. McCrone accertò sul telo la presenza di tempera rossa, con tracce di ocra, cinabro e alizarina, che unitamente a una lieve bruciatura delle fibre superficiali del lino suggeriva un possibile meccanismo per produrre una
Sindone con le stesse caratteristiche. Joe Nickell, scrittore e investigatore statunitense, esponente dello scetticismo scientifico, propose una possibile spiegazione su come l’ immagine della Sindone sia stata creata, ossia tramite lo sfregamento di una vernice a secco su un telo adagiato sopra un bassorilievo le cui fattezze riprodurrebbero la massa di un cadavere. Una delle molte obiezioni che mosse circa l’ autenticità del reperto di Torino sono le proporzioni del viso e del corpo della figura, entrambi coerenti con le proporzioni impiegate dagli artisti gotici del periodo: non sono quelle di una persona reale. Le tracce di sangue sarebbero state aggiunte in un secondo momento. Con il tempo la vernice si sarebbe staccata dal lenzuolo, dopo aver procurato le lievi impronte nella cellulosa del telo. La presenza di tempera sarebbe la prova che l’ immagine è conseguenza della mano di un artista, come confermato dalle dichiarazioni del Vescovo Pierre d’ Arcis e dalla mancanza di precedenti storici. Nickell creò un sudario verosimile usando il metodo del bassorilievo e sostenne che i falsari avevano a disposizione materiali analoghi nel Trecento: «Le persone credono che si trattasse di religione. Ho assemblato una squadra che aveva cattolici, protestanti, ebrei e agnostici. Non era un problema religioso per noi, ma una questione di prove. Vuoi che le persone siano precise con le prove. I dettagli contano.».
Uno dei primi documenti che parla del misterioso telo risale al 1389, un memoriale del Vescovo Pierre d’ Arcis a Papa Clemente VII, in cui si racconta dell’ indagine compiuta dal suo predecessore, Henri de Poitier, che aveva denunciato la rivendicazione del decano di allora circa il reperto come vero sudario di Cristo per fini di lucro e spiegato come fosse stata scoperta persino l’ identità del falsario, che ammise come il drappo «fosse fatto per opera umana, non miracolosamente prodotto o concesso». Pierre d’ Arcis dovette intervenire ancora quando il nuovo decano espose un’ altra volta il telo «artificiosamente dipinto» con l’ immagine di un uomo. Alla luce di questi rapporti, nel 1390 Papa Clemente emanò una bolla in cui ordinava che ogni volta che il telo fosse stato esposto si dovesse dire «ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario».
Le analisi forensi condotte dalla commissione del Cardinale Michele Pellegrino nel 1973 sul presunto sangue diedero esiti negativi, e in seguito il microanalista Walter C. McCrone accertò sul telo la presenza di tempera rossa, con tracce di ocra, cinabro e alizarina, che unitamente a una lieve bruciatura delle fibre superficiali del lino suggeriva un possibile meccanismo per produrre una
Sindone con le stesse caratteristiche. Joe Nickell, scrittore e investigatore statunitense, esponente dello scetticismo scientifico, propose una possibile spiegazione su come l’ immagine della Sindone sia stata creata, ossia tramite lo sfregamento di una vernice a secco su un telo adagiato sopra un bassorilievo le cui fattezze riprodurrebbero la massa di un cadavere. Una delle molte obiezioni che mosse circa l’ autenticità del reperto di Torino sono le proporzioni del viso e del corpo della figura, entrambi coerenti con le proporzioni impiegate dagli artisti gotici del periodo: non sono quelle di una persona reale. Le tracce di sangue sarebbero state aggiunte in un secondo momento. Con il tempo la vernice si sarebbe staccata dal lenzuolo, dopo aver procurato le lievi impronte nella cellulosa del telo. La presenza di tempera sarebbe la prova che l’ immagine è conseguenza della mano di un artista, come confermato dalle dichiarazioni del Vescovo Pierre d’ Arcis e dalla mancanza di precedenti storici. Nickell creò un sudario verosimile usando il metodo del bassorilievo e sostenne che i falsari avevano a disposizione materiali analoghi nel Trecento: «Le persone credono che si trattasse di religione. Ho assemblato una squadra che aveva cattolici, protestanti, ebrei e agnostici. Non era un problema religioso per noi, ma una questione di prove. Vuoi che le persone siano precise con le prove. I dettagli contano.».
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| Ostensione della Sindone nel 1933; |
Accanto
al lavoro condotto da scienziati imparziali, tuttavia, esiste l’
intensa attività di un gruppo di convinti sostenitori, tesa a
dimostrare l’ autenticità del telo. La Chiesa cattolica incoraggia
le devozioni all’ immagine, ma non prende alcuna posizione
ufficiale sulla veridicità dell’ icona lasciando ai fedeli libertà
di decidere secondo la propria coscienza. Lo stesso Cardinale
Anastasio Alberto Ballestrero, che nel 1988 seguì le prove di
radiodatazione, dimostrò di accettare e adeguarsi ai risultati dell’
analisi: «Penso non sia il caso di mettere in dubbio i risultati. E
nemmeno di rivedere le bucce agli scienziati se il loro responso non
quadra con le ragioni del cuore.». Le argomentazioni dei credenti, i
cosiddetti sindologi, hanno più che altro evidenziato il bisogno di
credere più alle ragioni del cuore che a quelle empiriche della
scienza. Lo conferma il caso delle impronte di monete di epoca romana
che alcuni, come Baima Bollone e Nello Balossino, sostennero di
vedere sul lenzuolo e che confermerebbero quanto il telo risalirebbe
effettivamente al I secolo dopo Cristo. Un falsario del Trecento era
tuttavia perfettamente in grado di lasciare impronte di monete romane
sul telo per renderlo più credibile: come nel famoso test di
Rorschach, gli elementi spesso e volentieri vengono interpretati da
chi li osserva. Luigi Gonella, fisico del Politecnico di Torino e
consulente scientifico del Cardinale Ballestrero, troncò ogni
polemica: «Quella della Sindone è un’ immagine il cui dettaglio
più piccolo, macchie di sangue escluse, è di mezzo centimetro. Come
le labbra. Appare quindi molto, molto incongruente che esistano dei
dettagli dell’ ordine di decimi di millimetro come le lettere sulle
monete. Ma si sa: a forza di ingrandire, si finisce con il vedere
anche quello che non c’ è. Sono soltanto loro, i cosiddetti
sindonologi, a scagliarsi contro il carbonio 14. Nel campo
scientifico, fisico, chimico, non c’ è nessuno che abbia il minimo
dubbio. Nemmeno io. Il sudario risale al Medioevo.».
Massimo
Polidoro, giornalista, saggista e divulgatore scientifico,
cofondatore del Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle
affermazioni sul paranormale, tra le voci notoriamente più scettiche
circa l’ autenticità dell’ icona di Torino, ebbe a dichiarare:
«Quello della Sindone è uno dei più grandi misteri di tutti i
tempi. Non ci sono riferimenti alla Sindone nei Vangeli, e nemmeno
testimonianze scritte sulla sua esistenza prima del Trecento. Gli
indizi, come le tracce di pigmento e le macchie di sangue
improbabili, confermano che si tratta di un’ opera artistica. Ma la
questione non è ancora veramente conclusa, sarà necessario altro
tempo in cui proseguirà il dibattito e il confronto tra gli esperti,
non necessariamente tra fede e scienza, ma forse tra scetticismo e
fideismo, nonché tra diverse posizioni scientifiche.». E il
professor Alessandro Barbero, storico specializzato in storia
medievale, docente emerito all’ Università degli Studi del
Piemonte Orientale e scrittore, aggiunse: «E’ provato che la
Sindone emerse soltanto nel Trecento. Prima di allora sappiamo di
numerose menzioni di oggetti, ad esempio asciugamani su cui era
rimasto impresso il volto di Cristo. Durante il Medioevo ce n’
erano tanti e in vari luoghi, ma un oggetto con le caratteristiche
della Sindone di Torino apparve improvvisamente nel Trecento, quando
i canonici di una chiesetta sperduta in Francia la mostrarono ma il
vescovo locale ordinò immediatamente di sbarazzarsi di questo falso
perché non bisognava prendere in giro la gente. Dopo di che, però,
sappiamo quanto la gente ami essere presa in giro e quindi la Sindone
è giunta fino a noi oggi, di generazione in generazione, venendo
creduta vera. Per carità, io dico questo con il massimo rispetto
verso i credenti, senza voler in nessun modo prendere alla leggera il
fatto che questo oggetto, vero o falso che sia, possa suscitare una
forte emozione. Io stesso ricordo molto bene una delle ultime
ostensioni della Sindone, a cui mi capitò di presenziare in Duomo a
Torino, quando vidi una pellegrina russa in ginocchio davanti alla
Sindone con un’ espressione di tale emozione, di coinvolgimento e
gioia che dico quanto mi piacerebbe essere un credente che prova
simili emozioni. Però la scienza è un’ altra cosa. Questo
oggetto, che può benissimo essere un falso, può suscitare un’
emozione.».




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