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| Matt Damon nei panni di Odisseo; |
Viviamo in tempi di crisi, non solo materiale ma anche culturale e sociale, dato che per la prima volta i valori del passato con cui siamo cresciuti sono sempre più messi in discussione secondo uno spirito polemico che paradossalmente non sa proporre valide alternative. Un problema che emerge con la cultura della cancellazione e del politicamente corretto, e che tra le tante cose porta allo stravolgimento dei classici letterari da cui vengono ricavati film o serie televisive sempre meno fedeli al loro spirito originario. Ne è un caso l’ Odissea di Omero, risalente all’ VIII secolo avanti Cristo e che in questi giorni sta vedendo la distribuzione nei cinema dell’ ormai ben noto film di Christopher Nolan, criticato da molto prima della sua distribuzione per alcune scelte autoriali che lo allontanano dalle antiche pagine omeriche.
I classici, letterari o cinematografici, sono opere che rimangono segnate nella storia, amate dalle generazioni che si susseguono sulla scena di questo mondo per i valori universali che espongono. Rappresentano una tradizione, una continuità di ideali che rimangono pur vedendo mutare la propria messa in pratica. Non invecchiano mai, perché toccano temi eterni come amore, morte, potere e solitudine che raggiungono persone di ogni tempo e luogo. Ci aiutano a vivere offrendo interpretazioni con cui meglio capire il presente e quindi noi stessi. Ogni rilettura è sempre una prima lettura, poiché il nostro sguardo cambia con il passare degli anni e dell’ esperienza. In questi ultimi anni la nostra tradizione occidentale, antichissima e altrettanto ricca, è sempre più sotto attacco. Vi sono ambienti sia culturali che politici sempre più in polemica con il passato, visto come arretrato e barbarico, in favore del nuovo da contrapporre con animo di rivalsa perché portatore di progresso. Senza vie di mezzo. Hollywood non ha mai avuto il pregio di produrre film storicamente accurati, tutt’ altro. I suoi film storici sanno essere epici e dai ritmi incalzanti, affascinanti ma quasi mai fedeli alla fonte originaria, di cui spesso divengono più noti e scambiati per base certa. L’ «Odissea» nolaniana rientra in questo quadro. Nolan è un regista capace, con molti indiscutibili successi al proprio attivo, quindi non sarebbe corretto lapidarlo seguendo la tendenza del momento. Certo, in questo film si può notare un approccio troppo realistico in confronto alla mitologia, una razionalizzazione di divinità e mistica che finirebbe con lo snaturare la tradizione di Omero, così come costumi e armature poco fedeli all’ Età del Bronzo, navi più simili a quelle vichinghe che a quelle greche del XIII secolo avanti Cristo e dialoghi troppo moderni e informali. L’ errore più discutibile si trova nella scelta di un’ attrice di provenienza nigeriano-messicana, Lupita Nyong’o, per la parte della regina Elena, la cui vicenda scatenò i drammi dell’ Iliade e dell’ Odissea. Non significa nutrire un pregiudizio verso un’ attrice, di bell’ aspetto e brava abbastanza da vincere un Oscar nel 2014, soltanto per la sua carnagione, lungi da noi il farlo, si tratta piuttosto di attenersi il più diligentemente possibile alle fonti, un concetto che in questi anni il professor Alessandro Barbero ha tanto sapientemente sottolineato nelle sue conferenze e libri. Non è forse vero che Omero nei suoi testi descrisse la moglie di Menelao di Sparta come bionda e della pelle chiara, e senza un movente razzista?
L’ Odissea è di per sé tra le opere più difficili da tramutare in un film per ricchezza di valori e dettagli narrativi, e ogni volta le aspettative sono altissime data la passione degli spettatori per il genere. Una sua trasposizione cinematografica non sarà mai perfetta al cento percento, chi la tratta dovrebbe al massimo enfatizzare alcuni aspetti piuttosto che altri in base ai tempi che scorrono pur rimanendo nel solco della tradizione di Omero e nella consapevolezza che questo film verrà visto da un ampio pubblico entrando nell’ immaginario collettivo. A ben guardare, però, una cosa sembra emergere tra gli spettatori, in mezzo alle aspre polemiche di quest’ ultimo periodo, spesso sfociate purtroppo in toni violenti e razzisti: il desiderio di ritrovarsi in un classico, di tornare a ciò che ci è familiare, non è ancora cessato. Continuiamo a voler riscoprire un racconto molto antico che suscita ancora oggi passione e in cui noi tutti continuiamo a riconoscerci, oltre ogni differenza. Abbiamo ancora bisogno di un conforto che solo il passato può darci, oltre la contestazione e l’ incertezza di oggi. Perché, qualunque sia il problema, c’ è sempre stato chi ne ha affrontati di peggiori prima di noi. Forse la polemica e la contestazione non riusciranno mai ad allontanarci dal nostro passato, e Omero può continuare a sorridere dall’ Aldilà nella consapevolezza di avere ancora molto da raccontarci oltre le censure e i ritocchi degli studi hollywoodiani.
