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mercoledì 28 maggio 2025

Chiusi a chiave


La recente morte di Papa Francesco e la conseguente elezione di Papa Leone XIV hanno portato alla discussione del conclave, il voto da parte dei cardinali del nuovo Santo Padre alla guida della Chiesa cattolica. E’ una tra le più importanti e affascinanti procedure delle istituzioni pontificie, vista con particolare curiosità a causa dell’ alone di mistero che la avvolge, alimentandone la misticità. In esso, ogni forma di influenza esterna è vietata: nessuno può proporre candidati, promettere voti o stringere accordi prima o durante il suo corso, così come sono proibiti i patti in cui i cardinali si impegnano ad agire in un certo modo nel caso vengano eletti. Qualsiasi tentativo da parte di governi, gruppi di potere o singole persone di condizionare l’ elezione è considerato una grave interferenza e comporta la scomunica, e non esistono statistiche ufficiali sul numero di voti con cui sono stati eletti in passato i pontefici, solo determinate indiscrezioni.

Ogni volta che si deve identificare il successore di San Pietro, primo Papa scelto personalmente da Cristo secondo la tradizione cattolica, una vasta folla di fedeli provenienti da tutto il mondo si raduna in Piazza San Pietro per assistere alla fatidica fumata bianca, indice dell’ avvenuto responso da parte dell’ assemblea dei cardinali votanti. Nei giorni della sede vacante, gli alti dignitari del Vaticano affermano che il conclave sarà animato dallo Spirito Santo, che sceglierà per mezzo dei cardinali «un saggio, un santo, una persona che guiderà il popolo di Dio lungo la via della fede e della misericordia». Tuttavia, poiché la Chiesa cattolica è un’ istituzione millenaria e diffusa in tutto il mondo, e che peraltro ha avuto per tanti secoli un suo regno che ricopriva una vasta zona della penisola italiana su cui ha esercitato un forte potere politico, che tuttora vanta sia sul moderno Stato italiano che su altri, europei e non, è evidente che la realtà del conclave sia ben più complessa e meno romantica: la scelta di un Papa è qualcosa che richiede un’ attenzione del tutto particolare, una mossa fermamente condizionata dalla realtà del momento della Chiesa, che tiene conto della provenienza dei singoli cardinali elettori e papabili, delle varie interpretazioni a cui il Cattolicesimo è soggetto e dello scenario diplomatico internazionale…


Il conclave, dal latino cum clave, ossia «chiusi a chiave», avviene a porte chiuse nella Cappella Sistina secondo un preciso cerimoniale, ed è preceduto da rituali secolari, dei quali il mondo esterno vede soprattutto la fumata dal comignolo, nera o bianca. Prima che inizi, sono previsti alcuni passaggi e formule liturgiche, codificati nelle varie norme stabilite dai Papi che si sono avvicendati nel corso della storia, uno dei quali è il passaggio di consegne tra le varie sezioni della Segreteria di Stato e il Camerlengo, che ha la responsabilità di gestire gli affari correnti in sede vacante, il periodo di assenza del Papa. Tra i rituali simbolici fondamentali che il Camerlengo deve officiare nel periodo precedente al conclave ci sono la distruzione dell’ Anello del Pescatore, di cui ogni Papa è dotato e che raffigura San Pietro mentre getta una rete in qualità di «pescatore di uomini», e del Sigillo di Piombo, usato nei documenti più importanti per rappresentare i fondatori della Chiesa di Roma, gli apostoli Pietro e Paolo, con il nome del Papa che emana la bolla scritto nel retro. Un altro importante incarico del Camerlengo consiste nella chiusura delle stanze papali tramite appositi sigilli, per tenere al sicuro i documenti presenti fino a quando il nuovo Papa non prenderà possesso delle stanze. Il conclave inizia tra i quindici e i venti giorni dall’ inizio della sede vacante, ma anche prima se sono presenti in Vaticano tutti i cardinali votanti. Non tutto il collegio cardinalizio, cioè l’ insieme dei cardinali della Chiesa cattolica, può partecipare al conclave, ma solo gli elettori, che hanno meno di ottant’ anni, in ottemperanza ad una decisione presa da Paolo VI nel 1970. Secondo la tradizione, il Papa è sempre scelto tra i cardinali, benché nulla impedisca di nominare un sacerdote o persino un laico purché uomo, battezzato e celibe, condizioni che valgono anche per la nomina a vescovo. Nel giorno prefissato, il conclave comincia formalmente al mattino con una messa concelebrata da tutti i cardinali elettori nella Basilica di San Pietro. Nel pomeriggio, gli stessi cardinali si riuniscono nel Palazzo Apostolico, nella Cappella Paolina, per cominciare insieme ad altri prelati una processione verso la Cappella Sistina intonando le Litanie dei Santi, preghiere che fanno parte della tradizione cristiana da molti secoli.

Tutte le operazioni di voto vengono svolte nella Cappella Sistina, che al momento del conclave è chiusa al pubblico già da diversi giorni e che deve essere già stata bonificata per eliminare qualsiasi strumento di comunicazione con l’ esterno, con i banchi per i cardinali elettori e la grande stufa in cui saranno bruciati i fogli dopo ogni votazione già montati. Il conclave è presieduto dal Decano del collegio cardinalizio, e dopo il lungo giuramento che pronuncia chiamando i cardinali a rispettare i vincoli della Costituzione apostolica, il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie pronuncia la frase latina extra omnes, «fuori tutti»: è il momento in cui tutte le persone che non hanno titolo per votare devono uscire dalla Sistina. Anche il personale ammesso negli ambienti del Conclave, come cerimonieri, religiosi, medici e addetti ai servizi, deve restare all’ interno delle aree riservate e viene scelto e approvato in anticipo. Tutti devono prestare un giuramento solenne di assoluto segreto su tutto ciò che riguarda lo svolgimento dell’ elezione, in particolare i voti e gli scrutini. Violare questo segreto comporta la scomunica automatica, che non richiede una dichiarazione ufficiale.

Dal 1996, con la riforma costituzionale di Papa Giovanni Paolo II, l’ elezione del Santo Padre può avvenire soltanto tramite scrutinio, cioè con il voto, ed è segreto: per procedere all’ elezione servono i due terzi dei voti dei presenti. In passato, benché fossero casi molto rari, erano possibili anche l’ elezione per acclamazione e quella per compromissum, attraverso cioè un ristretto gruppo di cardinali delegati in caso di ostacolo.


Durante il conclave sono tradizionalmente previste quattro votazioni al giorno, due la mattina e due il pomeriggio. Il primo giorno si tiene una sola votazione, di pomeriggio, dopo le altre cerimonie. Prima di ogni votazione vengono scelti tre scrutatori, tre revisori e tre incaricati di raccogliere le schede con i voti espressi da eventuali cardinali infermi presso la residenza Santa Marta, l’ edificio alberghiero che ospita i cardinali per tutto il periodo del conclave, nel cuore del Vaticano. Su una scheda che riceve prima di ogni votazione, ciascun cardinale scrive il nome della persona che vuole fare diventare Papa, nello spazio sotto la scritta latina Eligo in Summum Pontificem. Dopo ogni votazione, gli scrutatori contano le schede per verificare che il numero coincida con quello dei cardinali elettori: se non è così, tutte le schede vengono bruciate senza spoglio. Se il numero coincide, si procede allo spoglio: due scrutatori leggono il nome su ogni scheda, e il terzo lo legge a voce alta e fora la scheda per farci passare un filo attraverso, in modo da formare una specie di collana. Se il quorum non viene raggiunto si procede subito a una seconda votazione, che sia di mattina o di pomeriggio, senza ripetere il giuramento e mantenendo gli stessi scrutatori e revisori. Se il quorum viene raggiunto, l’ elezione del nuovo Papa è ritenuta valida. Sia in un caso che nell’ altro, tutte le schede e gli altri documenti prodotti durante le votazioni vengono bruciati nella stufa montata all’ interno della Sistina.

Data l’ assenza di comunicazioni con l’ esterno della Cappella, il colore del fumo che esce dal comignolo collocato sul tetto è il primo segno dell’ esito delle votazioni dei cardinali. Se questi non hanno ancora eletto il Papa, i documenti vengono bruciati insieme a una sostanza che genera una fumata nera. Se invece è stato eletto, la fumata è bianca. Le schede sono bruciate ogni due votazioni, e ci sono quindi due fumate al giorno: una alla fine della mattina, intorno a mezzogiorno, e una nel tardo pomeriggio, intorno alle 19:00. Possono però arrivare prima, a metà mattina o a metà pomeriggio, nel caso in cui si arrivi all’elezione del papa con la prima votazione. Se l’ elezione non avviene entro il trentaquattresimo scrutinio, quindi dopo nove giorni, si procede al ballottaggio tra i due cardinali che hanno ricevuto più consensi nello scrutinio precedente.


Quando finisce uno scrutinio in cui un papabile supera i due terzi dei voti, il Decano o il primo dei cardinali per ordine e anzianità chiede al neoeletto se accetta l’ elezione e quale nome pontificale ha scelto. Dopo l’ accettazione e la scelta del nome, i cardinali si avvicinano a lui per promettergli obbedienza. Solo a quel punto tutte le schede vengono bruciate con l’ aggiunta di paglia umida e altre sostanze, con il fumo che diventa bianco per segnalare l’ avvenuta elezione.

Indossati i paramenti bianchi nella sacrestia della Sistina, il nuovo Papa rientra poi in Cappella per una breve cerimonia con i cardinali. Il conclave si conclude dopo che viene intonato il Te Deum e tutti escono dalla Sistina. Dopo l’ elezione, il Santo Padre si presenta in pubblico affacciandosi alla grande finestra della loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro, preceduto dal cardinale protodiacono che annuncia ai fedeli: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus papam!», «Vi annuncio una grande gioia: abbiamo il papa!».


Dietro la facciata solenne e spirituale, il Conclave sembra un partito politico, tra correnti e temi divisivi. I cardinali che scelgono il nuovo Papa si dividono in varie correnti e l’ esito del voto dipende da dinamiche interne alla Santa Sede, spesso imprevedibili. Come avviene nei partiti, anche nel conclave esistono varie correnti, che esprimono visioni diverse sul futuro della Chiesa cattolica. Sulla base di alcuni indizi, è comunque sempre possibile intuire quali orientamenti potrebbero prevalere nella scelta del Papa futuro. Il potere di nominare i cardinali spetta allo stesso pontefice: l’ assoluta discrezionalità con cui può effettuare le nomine permette al pontefice in carica di influenzare, in parte, l’ esito del conclave che eleggerà il suo successore. In termini «partitici», li si potrebbe paragonare a un collegio di grandi elettori scelti in larga parte dal segretario uscente, chiamati ora a decidere la linea futura del movimento. Ma i numeri da soli non bastano a prevedere l’ esito di un conclave: per interpretarne le dinamiche, alcuni osservatori preferiscono distinguere tra chi vuole proseguire il cammino avviato dal Papa defunto e chi intende segnare una discontinuità.

Al di là delle provenienze geografiche, le differenze principali riguardano la visione futura della Chiesa cattolica: guidarla, infatti, significa fare scelte di campo su una serie di temi, politici e non. In questi anni, la Santa Sede si è molto interrogata, per esempio, sulla possibile apertura delle donne al diaconato, al sacerdozio e all’ episcopato, sulla benedizione delle coppie omosessuali, e sulla possibilità di rendere facoltativo il celibato dei sacerdoti. Oltre agli affari interni, la Chiesa dibatte anche sul suo posizionamento circa i temi più politici, come la lotta ai cambiamenti climatici e i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, dove vivono milioni di fedeli cristiani nonostante lo Stato sia ufficialmente ateo. Quando si elegge un Papa bisogna tenere conto della situazione politica internazionale, e in questi anni in particolare dell’ avanzata del conservatorismo di Destra in tante parti dell’ Occidente.


Come in un partito alla vigilia di un congresso, il dibattito sui «temi di programma» misura il peso delle varie correnti, ma a differenza di qualunque altro congresso politico, nessuno dei cardinali presenta mai una candidatura ufficiale né un programma formale: la regola stabilisce che lo Spirito Santo ispiri la scelta e il silenzio sostituisce la campagna elettorale. Come funziona quindi la «legge elettorale» per nominare il nuovo Papa? I cardinali votanti, e quindi votabili, si limitano a dire: «Io non sono degno.». Quando iniziano gli incontri informali per discutere l’ argomento, il cardinale a cui viene espressa la preferenza ringrazia ma declina l’ offerta facendo il nome di un altro papabile, preferibilmente fornendo una motivazione e frattanto lasciando intendere la propria visione personale, contando di ottenere la riconoscenza sua e di coloro che lo appoggiano: è tutto un gioco di sottigliezze e formalità.


L’ elezione di un Papa è l’ evento più complesso e importante nel panorama della Chiesa cattolica, reso affascinante tanto dal segreto a cui è soggetto quanto dall’ atmosfera di misticismo derivante dalle sacre scritture cristiane. Ne è un esempio il versetto del Vangelo di Matteo 16,18-19: «E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.». E nello stesso Vangelo, il versetto 28,20 narra del grande mandato che Gesù trasmette agli apostoli di cui il Papa è ritenuto successore ed erede: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.».

Tuttavia, occorre comprendere che un conclave è un evento che nel suo rigido isolamento cela implicazioni storiche e politiche, culturali e sociali non da poco, frutto di discussioni tra i cardinali elettori che si concentrano su temi decisivi come la gestione delle sfide interne alla Chiesa, il dialogo con le altre religioni, la giustizia sociale e la riforma della Curia. Le alleanze tra i cardinali sono determinanti per l’ esito dell’ elezione, con possibili compromessi tra le diverse fazioni. La presenza di molti cardinali provenienti da regioni lontane da Roma può portare a una maggiore influenza delle realtà locali nella scelta del nuovo Papa. Rappresenta un momento di transizione per la Chiesa cattolica, chiamata a scegliere una nuova guida in un contesto di cambiamento e sfide mondiali. La composizione internazionale del collegio cardinalizio e le diverse sensibilità in gioco rendono l’ esito del voto sempre imprevedibile. Un’ ovvietà tipica del mondo umano, che la Chiesa occulta abilmente citando le vie misteriose dello Spirito Santo, che nella sua indubitabile provvidenza indicherà una figura che possa unire le diverse anime del Cattolicesimo e guidare la Chiesa nel futuro con saggezza e compassione.

venerdì 21 dicembre 2018

Papa Francesco, il Santo Padre scelto per riparare l’ immagine pubblica della Chiesa cattolica

Papa Francesco, il cui personaggio simboleggia la bontà;


«La Chiesa Romana non ha mai errato, né, secondo la testimonianza delle Scritture, mai errerà per l’ eternità.» papa Gregorio VII;

Secondo il mito evangelico, così come riferito nel testo di Matteo, Gesù si trovava nei pressi di Cesarea di Filippo quando domandò ai suoi discepoli chi pensassero che lui fosse. San Pietro rispose spontaneamente di reputarlo il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Il Maestro, di conseguenza, gli replicò: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. Ed io altresì ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell’ inferno non la potranno vincere. Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli.».
San Pietro viene quindi riconosciuto dalla Chiesa cattolica come suo primo papa, termine derivante dal greco pàppas, ossia «padre», adottato a partire dal III secolo e indicante una particolare autorità che nel tempo divenne vescovo della comunità cristiana di Roma, fondata da San Paolo e poi retta dallo stesso San Pietro. A partire dal 376, quando l’ imperatore Graziano, convinto cristiano, rinunciò alla carica di pontefice massimo, che lo rendeva capo del collegio dei sacerdoti, i pontefici, che sorvegliavano e guidavano il culto religioso, questa divenne il titolo del vescovo di Roma, tuttora chiamato «romano pontefice», o «sommo pontefice». Dopo la caduta dell’ Impero d’ Occidente, il papa divenne la guida politica dello Stato Pontificio, nuova nazione sovrana che si estendeva nell’ Italia centrale, dotata di una popolazione e un ordinamento giuridico formato da istituzioni e leggi proprie, che esercitò il potere temporale per oltre un millennio, dal 756 al 1870, durante il pontificato di Pio IX, quando con la presa di Roma durante il Risorgimento Casa Savoia ne fece la capitale del nascente Regno d’ Italia. Nonostante la perdita della sovranità temporale su Roma e i territori pontifici in favore dell’ Italia riunificata per la prima volta dal 476, la figura del papa rimase particolarmente influente nel panorama sia religioso che politico dell’ Occidente cristiano, soprattutto in Europa, benché attualmente regni sul più piccolo Stato sovrano al mondo sia per popolazione che per estensione territoriale, la Città del Vaticano, in cui vige un regime di monarchia assoluta teocratica, ierocratica ed elettiva, nato ufficialmente l’ 11 febbraio 1929 a seguito della firma dei Patti Lateranensi tra il Primo ministro Benito Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri, rappresentanti del Regno d’ Italia e della Santa Sede.
La Basilica di San Pietro vista dal Tevere;

Benché sia uno Staterello particolarmente ridotto, incapace di sostenere una guerra per insufficienza di mezzi militari, il Vaticano può contare su di un potere immenso derivante dall’ autorità del Santo Padre, visto da milioni fedeli educati ai principi cattolici e sparsi in tutta Europa, nonché nelle Americhe, in Africa e in Oceania, come la propria guida morale: le sue affermazioni, specialmente quelle improntate su temi di grande importanza sociale quali separazione e divorzio, fecondazione assistita, aborto e adozioni, unioni omosessuali, razzismo e accoglienza di profughi e migranti, ottengono sempre una grande sonorità e non di rado influiscono enormemente sui vari processi di riforma in corso in più Paesi. Curiosamente, però, il più delle volte questa particolare autorità politica, talmente elevata da rendere il sommo pontefice uno dei dieci uomini più potenti al mondo e ovviamente soggetta a sottili alchimie strategiche e materiali, viene scarsamente valutata o addirittura completamente ignorata in favore di quella spirituale, ragion per cui tutto quello che fa e dice viene accolto come assolutamente buono e meraviglioso: come con forza sostenuto da Gregorio VII, il papa è l’ uomo più santo al mondo per i meriti di San Pietro, il solo a cui tutti i potenti debbano baciare i piedi.
Benedetto XVI mentre annuncia il proprio ritiro;

L’ 11 febbraio 2013, Benedetto XVI, duecentosessantacinquesimo papa della Chiesa cattolica e settimo sovrano dello Stato della Città del Vaticano, stupì il mondo intero annunciando la rinuncia al ministero petrino, l’ atto raramente invocato di cessazione di un papa dal proprio ufficio per dimissioni volontarie, disponendone l’ entrata in vigore dal successivo 28 febbraio, permettendo la convocazione di un conclave per l’ elezione di un successore. Espresse personalmente l’ intento in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto e altri tre beati, seguendo i dettami stabiliti dal diritto canonico, secondo il quale la rinuncia va fatta liberamente e debitamente manifestata: «Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’ età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei cardinali il 19 aprile 2005.». Ritiratosi con il titolo di «papa emerito», divenne l’ ottavo pontefice rinunciatario della storia della Chiesa cattolica, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII.
L’ abbandono del Soglio di Pietro da parte del pontefice tedesco, allora ottantacinquenne, venne giustificato ufficialmente da ragioni di anzianità e salute: egli non si sentiva più in grado di reggere il pesante fardello della responsabilità di guida della cristianità, sentendosi ormai un papa debole e privo di valore. Tuttavia, per mezzo di quanto emerso in occasione sia dello scandalo Vatileaks, legato alla fuga di informazioni riservate dalla corte pontificia, che di una vasta serie di rivelazioni più autonome, si può tuttavia affermare con una certa sicurezza che la situazione fosse molto più complicata di quanto il papato avesse lasciato opportunamente intendere: la Chiesa era caduta da lungo tempo in un oscuro e profondo abisso animato da scontri intestini tra fazioni cardinalizie per il potere, sottrazioni massicce di documenti segreti, corruzione, finanze occulte e riciclaggio di denaro. Il cuore della cristianità pareva drammaticamente ridotto ad un inquietante nido di vipere, un labirinto di immoralità particolarmente lontano dal Cielo ma vicino ai peccati terreni, privo di limiti, entro il quale si fomentavano intrighi e tradimenti atti a conservare prerogative e privilegi molto antichi e vantaggiosi.
Il Vaticano era uno degli Stati più opachi al mondo, quasi impossibile da modernizzare o risanare, e le notizie trasmesse a più riprese parlavano chiaro: la corte del vicario di Cristo era profondamente divisa su come gestire lo IOR, la banca vaticana, e lo scandalo si addensò attorno alla figura del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano e presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello IOR, che venne indagato dalle autorità vaticane per aver autorizzato a sottoscrivere obbligazioni della società cinematografica Lux Vide, diretta dall’ amico Ettore Bernabei, per un totale di quindici milioni di euro, causando una perdita corrispondente nel bilancio dello IOR. Altre divulgazioni fecero scoprire i dettagli di svariate lotte di potere all’ interno del Vaticano, con la formazione di veri e propri potentati cardinalizi la cui forza trascendeva l’ autorità del papa, e alcune irregolarità nella gestione finanziaria dello Stato e nell’ applicazione delle normative antiriciclaggio, tanto che nel marzo 2012 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aggiunse per la prima volta il Vaticano alla lista di Paesi monitorati perché possibili centri di riciclaggio di denaro illecito. Tra i gli elementi che più suscitarono sorpresa vi furono i dettagli relativi ad un presunto piano omicida nei confronti di Benedetto XVI, da compiersi entro un anno in favore dell’ ascesa al papato del cardinale Angelo Scola. Successivamente, nel maggio 2012, la gendarmeria vaticana arrestò un uomo in possesso di carteggi riservati del pontefice: si trattava di Paolo Gabriele, dal 2006 Aiutante di camera di Sua Santità, una delle persone più vicine a Benedetto. Il suo arresto per furto aggravato, il primo in assoluto compiuto dalla gendarmeria vaticana, avvenne il giorno stesso dell’ allontanamento di Ettore Gotti Tedeschi dalla presidenza dello IOR. Gli inquisitori sollevarono ben presto seri dubbi in merito al fatto che Gabriele avesse agito da solo, ritenendolo piuttosto un «corvo», termine ripreso dalla «stagione dei veleni» di Palermo che aveva nel mirino il magistrato Giovanni Falcone, e affermando che le persone coinvolte fossero in tutto una ventina.
Il Conclave, l’ assemblea atta a scegliere il nuovo pontefice;

L’ anzianità e la salute in costante indebolimento di Benedetto XVI furono pertanto una scusa credibile dietro la quale nascondere un clima di divisione e ingiustizia che stava compromettendo sempre di più la Chiesa, che il Successore del principe degli apostoli non era più in grado di guidare adeguatamente, essendo circondato da dignitari politici e religiosi avidi e litigiosi, ambiziosi e disonesti, che non rispondevano alle sue disposizioni. Come confermato da determinate fonti legate ad ambienti a lui vicini, la sua decisione di rinunciare al ministero petrino non fu improvvisa, ma il frutto di attente considerazioni rese gradualmente note nel tempo ai suoi stretti collaboratori, e che solo alla fine vennero confermate e tradotte in pratica. Peraltro, il papato era cosciente che la propria immagine pubblica fosse ormai profondamente compromessa, aggravando una crisi delle fedi già in atto: il cattolicesimo non si era mai trovato in una condizione peggiore, in quanto non solo i giovani ma anche le persone anziane stavano perdendo la fede nella religione organizzata, sia per ragioni dottrinarie che per il cattivo esempio di prelati coinvolti in faccende poco limpide. Entro le mura vaticane, alle autorità governative e alle guide spirituali era ormai chiaro che occorreva un Santo Padre più forte, un uomo carismatico che recuperasse il consenso perduto, qualcuno che fungesse da simbolo dietro cui schierarsi e che attuasse le riforme necessarie a guidare la Chiesa oltre la bufera in cui si era addentrata. Benedetto XVI manifestò pertanto il desiderio di ritirarsi pur continuando a risiedere nella Città del Vaticano, nel monastero Mater Ecclesiae, dedicandosi alla preghiera e alla liturgia, ma mentre alcuni sostengono che prese questa decisione concordemente con le più alte autorità vaticane, molti altri affermano che avrebbe subito forti pressioni da parte di alcuni esponenti dei potentati in cui la corte vaticana si era frazionata, ansiosi di dare il via ad una nuova era per la Chiesa cattolica.
Il saluto del nuovo papa, Francesco;

Fu a questo punto che entrò in scena il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, che già nel conclave del 2005 era stato uno dei candidati più in vista per la successione a Giovanni Paolo II, e che alla fine era risultato il più votato dopo Joseph Ratzinger. L’ ascesa del cardinale argentino, figlio di migrati italiani, fu prontamente salutata con entusiasmo da tutto il mondo, e una forte ventata di ottimismo prese a soffiare in Vaticano e dintorni, incoraggiata dallo stile molto informale e simpatico dello stesso personaggio, che non a caso assunse un nome dalla profonda valenza simbolica, ossia Francesco, in onore al celebre santo di Assisi. La sera del 13 marzo 2013, la stessa della sua elezione, il nuovo pontefice si affacciò alla loggia: «Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’ accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.».
Il meccanismo delle pubbliche relazioni, atto a riparare l’ immagine pubblica della Chiesa cattolica, si era efficacemente messo in movimento, e i mezzi di comunicazione di massa diedero ampiamente risalto a questo nuovo notabile, così umile, aperto, gioioso e spontaneo, che si comportava chiaramente come una persona qualunque, analogamente ad un parroco di paese o ad un vicino di casa.
Un Santo Padre informale e vicino alla gente;

La sua elezione fu una vera rivoluzione per il papato, essendo il primo latinoamericano, nonché il primo dopo cinquecentonovantotto anni a succedere ad un papa rinunciatario e quindi ancora vivo e, soprattutto, il primo appartenente all’ ordine dei gesuiti, la celebre Compagnia di Gesù, congregazione fondata nel 1540, in pieno scisma protestante, attualmente tra le più importanti di tutta la Chiesa e tra quelle con la storia più ricca. Dotati di una forte impronta militaresca lasciata dal fondatore, Ignazio di Loyola, in passato i gesuiti esplorarono nuovi mondi, combatterono guerre e organizzarono complotti, venendo soppressi e poi rifondati, ed ergendosi a guardie dei papi più intransigenti ed avanguardie del progressismo. Già prima dello scisma di Lutero, all’ interno della Chiesa di Roma si erano sviluppate molte correnti che chiedevano una riforma e un ritorno a un maggiore distacco dalle faccende temporali, e i gesuiti si distinsero come il gruppo più radicale, divenendo una delle fazioni più importanti, in grado di esercitare la propria influenza dall’ Europa all’ Estremo oriente, e in seguito anche sul continente americano. L’ istruzione era un requisito fondamentale per loro, sia nella preparazione dei singoli aderenti, che dovevano essere esperti di teologia e diritto canonico ma spesso erano anche linguisti, storici e scienziati, che come strumento per diffondere il cattolicesimo. La loro fedeltà andava direttamente al Santo Padre, cosa che spesso li portò a scavalcare vescovi e cardinali, mentre il loro Superiore Generale, il capo dell’ ordine, per secoli fu ritenuto il capo occulto della Chiesa, che muoveva il pontefice come un burattino e per questo era chiamato il «Papa Nero». Per questo motivo i gesuiti furono spesso oggetto di svariati pregiudizi: fanatici e devoti al papa e al loro Superiore Generale, consiglieri dei potenti da dietro le quinte e manipolatori di fanciulli. Prima che esistesse la massoneria, il complottismo vedeva la mano dei gesuiti dietro le epidemie, le carestie e le morti sospette che colpivano i nemici della Chiesa cattolica. Nell’ Inghilterra di Shakespeare e di Elisabetta I, quella dei gesuiti era una vera e propria paranoia. Anche nella loro attività missionaria i gesuiti si portarono spesso dietro l’ accusa di essere troppo vicini ai potenti.
Quello che non tutti sanno è che al momento di prendere i voti un gesuita accetta la regola che vieta di diventare vescovo, quindi cardinale e infine papa, ma a Bergoglio fu concessa una dispensa in quanto l’ arcivescovo di Buenos Aires, Antonio Quarracino, nel 1992 domandò al Vaticano di avere proprio lui come vescovo ausiliare.
Il papa con alcuni migranti;

All’ indomani della sua intronizzazione, il 19 marzo 2013, a sei giorni dall’ elezione, il nuovo pontefice, costantemente al centro di una colossale celebrazione mediatica sconosciuta ai suoi predecessori, venne soprannominato «Papa rivoluzionario», particolare appellativo destinato a saldarsi con lui come «Flagello di Dio» con Attila, «Magnifico» con Solimano o «Re Sole» con Luigi XIV. Il termine venne da subito confermato con tanta insistenza da far facilmente intuire una vera e propria campagna debitamente orchestrata: qualunque cosa Francesco facesse o dicesse era rivoluzionaria. Non fu mai definito riformista o progressista.
Ad una attenta analisi si può intuire quanto la campagna fosse predisposta e studiata nel dettaglio ormai da tempo, perché fin dal primo giorno, ancor prima di avere il tempo di esprimersi su qualcosa in particolare, Bergoglio fu indicato come il papa della rivoluzione, soprattutto per la semplicità dei suoi gesti: salutare dicendo buonasera, portare la croce in argento anziché in oro, comprare personalmente le scarpe ortopediche, andare dall’ ottico a farsi riparare gli occhiali, risiedere alla Domus Sanctae Marthae anziché nei tradizionali Palazzi Apostolici, avvicinarsi costantemente alla gente per stringere mani e rivolgersi direttamente ai fedeli, compiere la lavanda dei piedi in occasione del Giovedì Santo, aprire le porte agli omosessuali e ai divorziati, in particolare circa la concessione della comunione ai divorziati risposati civilmente o conviventi, e persino battezzare personalmente i bambini in determinate occasioni. Tutto ciò catturò inevitabilmente l’ attenzione e il consenso del pubblico, incantandolo e riempiendolo di entusiasmo all’ idea che, finalmente, il Soglio di Pietro fosse occupato da un vero santo che avrebbe rimesso le cose a posto. Francesco ha qualcosa che piace alla gente, uno stile profondamente diverso dai suoi predecessori che ha portato allegria e simpatia in un ambiente tradizionalmente severo, metodico e distaccato. Perfino il suo nome venne indicato come rivoluzionario: «Nell’ elezione, io avevo accanto a me l’ arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale Cláudio Hummes. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’ applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: ‘Non dimenticarti dei poveri!’. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’ Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’ uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’ Assisi. E’ per me l’ uomo della povertà, l’ uomo della pace, l’ uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’ uomo che ci dà questo spirito di pace, l’ uomo povero...».
Nel frattempo, si espresse anche a parole, come nel viaggio di ritorno dal Brasile. Oltre ad essere ripreso mentre portava da solo la celebre borsa non di marca, che divenne oggetto di numerosi servizi e destinata a diventare un oggetto di culto, affermò: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». Fu una riflessione assai amplificata dai giornalisti e salutata da autorevoli commentatori come una sfida al Sinodo sulla famiglia in programma per l’ anno successivo, che sebbene si sarebbe concluso senza rivoluzioni, ribadendo la dottrina tradizionale della Chiesa, non vietò al papa di promette profonde, dunque rivoluzionarie, riforme della curia: «Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!».
Rito della lavanda dei piedi a Regina Coeli;

Negli ultimi tempi, tuttavia, le azioni sorprendenti e carismatiche che lanciarono il mito di Francesco quale riparatore di una Chiesa compromessa sono gradualmente diminuite. Oggi è infatti molto raro che sentir parlare di infrazioni al protocollo o di proposte rivoluzionarie. Anzi, spesso e volentieri conferma la dottrina cattolica convenzionale a proposito di famiglia, composta da genitori sposati e con figli, e di matrimoni eterosessuali, ed esprimendosi sia contro l’ aborto, che paragona all’ affitto di un sicario, che contro l’ omosessualità, che definisce un fenomeno da curare con la psichiatria. Nell’ aprile 2015, ad esempio, il Vaticano rifiutò la nomina da parte del governo francese del diplomatico Laurent Stefanini a nuovo ambasciatore presso la Santa Sede, in quanto omosessuale dichiarato. Il ruolo di ambasciatore francese restò conseguentemente vacante per un anno fino alla nomina di Philippe Zeller, eterosessuale.
Nel corso degli anni seguenti alla sua istituzione, la Pontificia commissione per la tutela dei minori, sorta per volere di Francesco allo scopo di rispondere pubblicamente ad un antico e spinoso scandalo legato agli abusi sessuali rimasti impuniti a carico di minorenni da parte di alcuni sacerdoti di ogni livello, uno dei più gravi crucci che segnò il pontificato di Benedetto XVI, è stata oggetto di una serie di defezioni dei propri membri, seguite da polemiche e critiche sull’ effettiva utilità della stessa. Il 6 febbraio 2016, ad esempio si dimise Peter Saunders, attivista britannico nella lotta contro la pedofilia e lui stesso vittima di abusi da bambino, che criticò l’ impotenza della Commissione nei confronti del cardinale George Pell, ex arcivescovo di Sydney, che aveva protetto molti sacerdoti pedofili in Australia e non rispondeva alle richieste di comparizione dei tribunali australiani inviando certificati medici da Roma. Il 1 marzo 2017 si dimise anche l’ irlandese Marie Collins, molestata quando era tredicenne da un cappellano in ospedale, protestando contro la vanifica del lavoro della Commissione da parte degli stessi dicasteri vaticani, come ad esempio per la semplice proposta di dover rispondere alle lettere inviate alla Santa Sede dalle vittime di abusi oppure per la richiesta di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti nel perseguire questi crimini.
Il celebre e unico esorcismo attribuito a Francesco;

Se un calcolo va fatto, si può affermare con una certa sicurezza che la «rivoluzione di Francesco» tanto enfatizzata dai mezzi di comunicazione si sia ormai estinta, per quanto l’ attuale pontefice sia rimasto saldamente al suo posto essendo ormai una figura abituale e costante, forte della sua simpatia e singolarità, mentre l’ era di Benedetto XVI, con tutte le sue luci e le sue ombre, è stata definitivamente consegnata al passato, con il papa emerito che vive gli ultimi anni della sua vita in un tranquillo e silenzioso ritiro spirituale. Ora che il vicario di Cristo germanico, caratterialmente freddo e teologicamente schietto ed erudito, costituisce un ricordo sbiadito, non vi è più bisogno di confrontare con lui il suo successore, sull’ esempio del vecchio confronto tra sbirro buono e cattivo. Più che quella di rivoluzionare la Chiesa, l’ utilità di Francesco consiste nel sanare certe sue imperfezioni che ne minano la credibilità, come dimostrato dalla pulizia frettolosa nello IOR e dai regolamenti di conti interni nella curia romana, che hanno portato al rinnovo delle alte gerarchie politiche e spirituali, nonché nel riproporre sul fronte dottrinario i consueti dogmi incrollabili del cattolicesimo, con l’ accortezza di un linguaggio alla buona, invitante e a volte meno diretto, evitando le questioni più imbarazzanti, giocando le proprie carte migliori con battute espresse a margine di eventi o discorsi ufficiali, prontamente amplificate e su cui molto si gioca per mezzo di equivoci e commenti: spesso, infatti, ci si dimentica delle «contestualizzazioni» che subito il Vaticano si affretta abitualmente a precisare, come accaduto proprio per lo IOR, con la rassicurazione dell’ arcivescovo Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato: «Il papa è rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero.». Allo stesso modo si smentirono anche le presunte aperture di Francesco per concedere la comunione ai divorziati risposati.
Autoscatto con il papa;

Al fine di individuarne un senso, gli eventi relativi all’ attuale capo della Chiesa vanno considerati prevalentemente in un contesto politico e pubblicitario, anziché spirituale. Si tratta infatti di un papa che, analogamente a Pio X e Giovanni XXIII, si mostra assai vicino al fedele: la sua venuta, per certi versi paragonabile a quella di Mary Poppins, discesa magicamente dal cielo al momento in cui vi era più bisogno di lei, le sue parole e i suoi gesti, in cui i più pii riposero grandissime aspettative, la sua capacità di incantare e attrarre a sé le folle, costituiscono oltre ogni ragionevole dubbio un estremo vantaggio per i custodi della cristianità.
Benedetto XVI e Francesco;

Ma la tanto sospirata rivoluzione altro non rimane che un inganno, dal momento che in termini di dottrina, di visione della storia e della politica Francesco conferma un approccio per nulla moderno, in quanto saldamente ancorato ai principi classici del cattolicesimo. Di nuovo vanta piuttosto il potere della costruzione dell’ immagine e il rapporto privilegiato con i mezzi di comunicazione. Analogamente ai suoi predecessori sarà a sua volta giudicato dai fatti, ma per ora si rimane alle prese con un personaggio dotato di potere assoluto negli ambiti in cui opera, appoggiato dai vari potentati cardinalizi interni da cui è stato chiamato a riformare il papato attuando soluzioni che possano andare bene per il maggior numero possibile di persone, consentendo alla Chiesa di restare a galla, con pochi scossoni. Si è di fronte ad un Santo Padre che nonostante le esigenze delle apparenze non deve fare i conti con un’ opposizione particolarmente agguerrita, in quanto le crisi e le necessità di farvi fronte sono solite a generare nuove e impensabili alleanze nel nome del bene comune. Proprio come sostiene il principio fondamentale del gattopardismo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»…