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mercoledì 13 agosto 2025

RoboCop e Data - Quando l’ intelligenza artificiale si umanizza


In questi ultimi tempi si sono fatti passi avanti giganteschi nello sviluppo dell’ intelligenza artificiale, quel particolare programma progettato come vera e propria macchina pensante a immagine e somiglianza della mente umana, ma capace di compiere infinite funzioni contemporaneamente e con una precisione ed esattezza che al cervello umano mancano. Sono moltissime le considerazioni, sia favorevoli che contrarie, che si possono fare a proposito di questo particolare strumento: ci semplificherà la vita e ci darà più tempo libero, ci renderà rammolliti perché farà tutto al posto nostro, non avrà mai le stesse capacità decisionali di un essere umano, e così via discorrendo all’ infinito.

La cibernetica, insieme alla genetica, è oggi una delle scienze più studiate e applicate in assoluto, e pare destinata alla creazione di prodotti sempre più sofisticati da un punto di vista tecnico, e sebbene le sue applicazioni pratiche siano piuttosto recenti essa è già assolutamente familiare al grande pubblico soprattutto grazie alla fantascienza, il popolare genere letterario e cinematografico le cui opere sono a buon diritto così comuni e amate da costituire un vero e proprio patrimonio culturale. Alcuni film e telefilm hanno toccato svariati temi, peraltro animando svariate riflessioni, di fatto anticipando molte invenzioni scientifiche divenute negli anni una realtà e prodotti così abituali di cui oggi non sapremmo farne a meno. Un esempio classico di argomento tipico della fantascienza è proprio l’ intelligenza artificiale, che ha affrontato in romanzi, film e serie televisive sotto gli aspetti più differenti, promuovendo una valutazione sull’ opportunità e le conseguenze di questa particolare realizzazione: un’ intelligenza artificiale è una realizzazione prodigiosa, che può portare a conseguenze sia positive, come il supporto allo sforzo umano in attività particolarmente impegnative e in ambienti difficili, che negative, come nuove forme apocalittiche di guerra e interventi ad alta precisione. Due particolari produzioni hanno tuttavia sollevato l’ attenzione circa l’ intelligenza artificiale verso un punto di vista molto particolare, ossia «RoboCop» e «Star Trek: The Next Generation», i cui protagonisti, il poliziotto Alex J. Murphy e il tenente comandante Data, sono rispettivamente un organismo cibernetico e un androide nei quali prevale un lato umano e spontaneo oltre la loro componente informatica e tecnologica, nonché la programmazione comportamentale fornita dai loro creatori, dando conferma di quanto l’ umanità sia qualcosa di molto potente, che una macchina per sua natura non può eguagliare.

RoboCop, tratto da Alex Murphy;


In «RoboCop», film di Paul Verhoeven del 1987, il coraggioso agente di polizia Alex Murphy viene barbaramente ucciso a colpi di fucile da una banda di temuti malviventi di Detroit. Poiché al momento del suo arruolamento ha firmato un documento con cui ha donato il suo cadavere alla scienza, i cibernetici e i biologi della OCP, la potente impresa multinazionale che ha assunto la direzione del distretto di polizia di Detroit, fanno di lui un potenziato dotandolo di importanti innesti cibernetici: la maggior parte del corpo viene sostituita da protesi meccaniche rivestite da una corazza di titanio e kevlar, mentre il suo cervello viene integrato con un sistema informatico in cui è inserita la programmazione di base e tre direttive inviolabili che gli impongono l’ ordine pubblico totale, la protezione degli innocenti e il rispetto della legge, a cui deve attenersi mentre è operativo. Una quarta gli impedisce di procedere contro un membro della OCP. Il mancato rispetto di queste direttive o di una soltanto gli provoca un calo di efficienza che può persino disattivarlo. RoboCop dispone di una forza sovrumana, ad esempio può sopraffare fisicamente uomini di qualsiasi stazza e preparazione marziale senza alcuno sforzo, rompere facilmente ossa, sfondare muri e distruggere i materiali più resistenti. Il suo nuovo corpo è praticamente invulnerabile alle armi da fuoco di piccolo e medio calibro, ed è comunque estremamente difficile da abbattere pure con munizioni ad alto potenziale. E’ protetto anche da altissime temperature o esplosioni, come quella causata da una pompa di benzina data alle fiamme da un malvivente che arresta da cui esce indenne. E’ in grado di ingrandire la scena inquadrata dal suo sistema visivo e mirare con precisione millimetrica, nonché di selezionare bersagli multipli. La sua memoria riorganizzata come un computer registra in modo indelebile audio e video, utilizzabili come prove legali. Dispone di numerose altre funzioni, come mappe digitali, H.U.D. adattabile in grado di interagire con l’ ambiente, tipi di visione quali quella notturna e a infrarossi. Può interfacciarsi con qualsivoglia computer e utilizzarlo mentalmente. Il casco contiene un visore termografico capace di vedere anche attraverso le pareti, la mano destra ospita uno spinotto che si connette ai computer usati in città. L’ arma di servizio è una pistola automatica con proiettili speciali ospitata in uno spazio ricavato nella gamba destra.

A RoboCop viene cancellata la memoria della sua vita come Alex Murphy, tuttavia, a poche settimane dalla sua attivazione e dall’ inizio della sua missione inizia gradualmente e inevitabilmente a rievocare i ricordi: durante le esercitazioni di tiro fa roteare la pistola sul dito indice, gesto che faceva per gioco davanti al figlio per imitarne l’ eroe preferito in TV, riconosce uno dopo l’ altro i suoi assassini durante le operazioni di arresto, nonché la propria collega, l’ agente Anne Lewis, pronuncia il suo motto «Vivo o morto, tu verrai con me!», e infine visita la casa dove viveva con la famiglia, ora in vendita, dove ha una reazione di rabbia per ciò di cui i suoi assassini gli hanno privato. Da questo momento acquisisce una maggiore libertà comportamentale: come macchina deve pur sempre attenersi alle quattro direttive comportamentali che compongono il suo programma, ma come umano ha la facoltà di decidere da solo come arrivare al risultato. Spesso addirittura circola senza l’ elmetto protettivo, lasciando scoperto il volto divenuto calvo, sorride e quando gli chiedono come si chiama risponde con un fermo eppure caloroso: «Murphy.».

All’ inizio del secondo film «RoboCop 2», del 1990, il poliziotto cibernetico di tanto in tanto si avvicina in automobile per scorgere la moglie nella nuova casa e il figlio di ritorno dalla scuola, cosa che getta lei nella disperazione al punto da fare causa alla OCP, i cui funzionari, che lo reputano una loro proprietà privata e «una macchina parzialmente dotata di tessuto vivente», gli vietano ulteriori visite. Quando l’ avvocato di lei suggerisce un incontro chiarificatore tra i due, Murphy, addolorato ma consapevole di non essere più l’ uomo di un tempo, nega di conoscerla e sostiene che suo marito è morto da eroe: lui è stato costruito per onorare la sua memoria. Affranta, lei se ne va piangendo e a lui non resta che accettare quanto tutto ciò che gli rimane sia la sua condizione e missione di «sbirro cibernetico». Più avanti nel film, riesce ad arrivare fino a Cain, il temuto e folle narcotrafficante a capo di un culto di spacciatori a lui devoti come una sorta di Gesù Cristo, che insieme al suo esercito lo danneggia con una mitragliatrice e lo riduce in pezzi. A stento ancora in vita, viene poi scaricato dai criminali davanti alla stazione di polizia e tenuto in vita dai tecnici addetti alla sua manutenzione. Durante la sua agonia, durante la quale addirittura versa lacrime, gli scienziati della OCP affermano di essere in grado di ripararlo ma per il momento non hanno l’ ordine di procedere: i vertici aziendali preferiscono affinare le tecnologie di cui dispongono con la creazione di un altro organismo cibernetico, il RoboCop II. Tuttavia, per evitare un calo di consensi e di immagine pubblica, decidono di ricostruire Murphy sia pur dotandolo di una programmazione con un eccesso di direttive, molte addirittura assurde, che compromettono le sue capacità arbitrarie rischiando di farlo impazzire. Benché scoprano le vere cause del malfunzionamento di RoboCop, i tecnici della stazione di polizia non sono in possesso della strumentazione necessaria a cancellare le direttive alterate, e affermano che gli unici modi sono uno spegnimento del sistema o una scarica elettrica ad alto amperaggio: appena Murphy sente parlare di questa possibile soluzione esce dalla stazione di polizia e si sottopone a una scarica elettrica attaccandosi a un grosso commutatore elettrico. Tale operazione gli permette di resettare il sistema e cancellare tutte le direttive, comprese le primarie, tuttavia la prima azione che decide di intraprendere conferma la sua profonda umanità e coscienziosità: torna al lavoro, e alla testa di un commando di poliziotti torna da Cain, deciso a catturarlo una volta per tutte, vivo o morto.

 

Il tenente comandante Data, androide di tipo Soong;

In «Star Trek: The Next Generation», serie televisiva prodotta da Gene Roddenberry dal 1987 al 1994, il tenente comandante Data è un androide, l’ unico ad aver mai fatto parte della Flotta Stellare della Federazione dei Pianeti Uniti. Viene creato intorno al 2330 dal dottor Noonien Soong, geniale cibernetico pioniere degli studi sul cervello positronico, assistito dalla moglie Juliana Tainer. Risulta il terzo dei suoi sei androidi conosciuti, dopo la costruzione di Lore, divenuto malvagio a causa di un errore di programmazione delle emozioni, e di B-4, risultato di intelligenza molto limitata. Juliana considera Data come un figlio, ma teme che possa rivelarsi un fallimento come gli androidi costruiti precedentemente, oppure che diventi pericoloso come Lore, e che quindi debba essere smantellato. Quando i coniugi Soong si preparano ad abbandonare il pianeta sotto l’ attacco dell’ Entità Cristallina chiamata da Lore, deciso a vendicarsi della popolazione locale che ne pretendeva lo smantellamento poiché terrorizzata da lui, entrambi gli androidi vengono disattivati e smontati. Otto anni dopo, nel 2338, l’ equipaggio dell’ astronave della Federazione USS Tripoli lo trova e lo ricompone, per poi riattivarlo. Composto di una lega di tripolimero, molibdeno e cobalto, capace di resistere ai massimi sforzi, il suo cranio è composto di cortenide e duranio, ed ha una capacità massima di immagazzinamento di ottocento quadrilioni di bit, approssimativamente 88 petabyte, ed una velocità totale del suo processore calcolata in sessanta trilioni di operazioni per secondo. Riconoscente di essere stato trovato e attivato dagli ufficiali della Flotta Stellare, gli viene permesso di iscriversi all’ Accademia, ove si qualifica con onore, venendo poi assegnato ai primi incarichi fino al trasferimento nel 2364 sulla nave ammiraglia, l’ Enterprise D, con il grado di tenente comandante.

Sebbene dotato di un’ avanzata forma di intelligenza artificiale e notevoli capacità di elaborazione e archiviazione dati, nonché di una forza, prontezza di riflessi e velocità molte volte superiori a quelle di un essere umano, Data sviluppa una certa ammirazione per l’ umanità, tentando di diventare sempre più umano per quanto riguarda il comportamento, spesso con risultati buffi e fallimentari a causa di fraintendimenti e doppi sensi. Spesso le sue osservazioni sono così spontanee e innocenti da renderlo buffo oppure irritante, tanto che durante gli anni all’ Accademia della Flotta Stellare è stato spesso oggetto di scherzi da parte dei compagni cadetti. Oltre che con l’ umorismo e i rapporti amorosi, Data ha anche problemi ad usare le contrazioni nella lingua orale, sebbene questa caratteristica faccia parte della programmazione fornitagli dal dottor Soong. Nel 2369, il dottor Julian Bashir esprime la propria ammirazione per tutto l’ impegno che il dottor Soong si è dato per far sembrare Data umano da un punto di vista estetico, denotando grande stupore per quanto Data sia ben fatto. Insieme, i due conducono alcune ricerche su di un dispositivo alieno, che emette uno shock al plasma che sovraccarica la rete positronica di Data, attivando una serie di circuiti fino a quel momento inattivi che, in seguito, permettono a Data di sognare. Nel 2367, sotto il controllo di una tecnologia di richiamo a distanza del dottor Soong, Data si impadronisce dell’ Enterprise e la conduce in prossimità del pianeta Terlina III. Sfortunatamente, lo stesso programma attiva il cervello positronico di Lore, conducendo anche lui al laboratorio. Soong spiega di aver richiamato Data perché ha creato un chip emozionale appositamente per lui, e di aver creduto che Lore fosse morto. Lore disattiva Data e si sostituisce a lui mentre il loro creatore è distratto, e Soong, ignaro, impianta il chip in Lore. Quando si rende conto dell’ errore, Lore lo attacca, fuggendo subito dopo. L’ anziano scienziato muore di lì a poco, confortato dal vero Data. Solo tre anni dopo, i due «fratelli» si ritrovano. Lore, infatti, si trova su Ohniaka III alla testa di alcuni Borg, organismi cibernetici molto potenti con cui la Federazione sta facendo i conti da qualche tempo, e innesta il chip emozionale, dopo attente modifiche, in Data per renderlo succube. Lo scontro è durissimo, ma alla fine Data ritorna in sé e torna sull’ Enterprise dopo aver disattivato il fratello una volta per tutte e messo da parte il chip, che decide di utilizzare stabilmente solo un anno dopo, finalmente imparando a convivere con le emozioni dopo un intenso periodo di prova.

Data è un individuo socievole e molto curioso, rispettoso e generoso, portato ad avere una visione positiva della vita e delle relazioni interpersonali. Spesso esterna dubbi e incomprensione sulla guerra e la violenza, l’ uso di droghe tipico delle epoche passate, e rimane confuso dinnanzi all’ amore tra un uomo e una donna, osservando quanto spesso porti a comportamenti irragionevoli. Matura una passione per le arti, che lo porta a sviluppare la propria tecnica di pittura, creando molteplici stili e soggetti. Scrive poesie, si esibisce in rappresentazioni teatrali e suona il violino. Si dà anche al canto, esibendosi con «Blue Skies» al matrimonio di William Riker e Deanna Troi. Anche una volta dotato di emozioni, non riuscirà mai ad essere umano, ma solo qualcosa di somigliante. La cosa spesso gli provoca dispiacere, ma in un secondo momento impara ad accettarlo, compensando con l’ apprendimento e il miglioramento costante di sé e delle proprie capacità: una volta, dialogando con il tenente Geordi La Forge, ingegnere capo dell’ Enterprise, afferma che per tutta la vita si è sforzato di avvicinarsi al massimo all’ umanità, andando ben oltre la propria programmazione originaria. Mantiene un buon rapporto con la maggior parte degli ufficiali superiori dell’ Enterprise, considerando il capitano Jean-Luc Picard come una sorta di figura paterna per tutta la durata del suo servizio sotto di lui, chiedendogli consiglio in diverse occasioni volte a cercare di raggiungere una maggiore umanità. E Picard lo aiuta in questo ogni volta che ne ha l’ occasione. Il suo miglior amico è Geordi La Forge, e riesce ad avere un rapporto d’ amicizia solido e misurato persino con il tenente Worf, capo della sicurezza dell’ Enterprise appartenente alla specie guerresca dei Klingon. Più volte, infatti, Data afferma di avere con l’ irascibile ufficiale alieno due cose importanti in comune: entrambi salvati dalla Federazione dopo che le loro abitazioni sono state distrutte da attacchi nemici, ed entrambi gli unici rappresentanti delle rispettive specie nella Flotta Stellare.

Brent Spiner, interprete del personaggio tra il 1987 e il 2023, afferma: «Data, per come è stato pensato, è una figura dalle possibilità illimitate che desidera sperimentare il numero maggiore possibile di qualità umane e che agisce quasi come una sorta di specchio della condizione degli esseri umani. Sono personalmente convinto che ci sia un po’ di Data in ogni essere umano. Quando Gene Roddenberry mi ha comunicato che avevo passato il provino e che il ruolo di Data era mio, ha aggiunto: ‘Ricordati Brent, Data è colui che porta un po’ di sollievo comico alle puntate’. L’ ho fatto, e in termini tragicomici vedo Data come una specie di clown tragico, una sorta di Pierrot postmoderno. Un personaggio involontariamente comico che aspira ad essere quello che non può diventare. In più, nel suo cuore di androide, è infelice della sua condizione, o almeno da un punto di vista logico, insoddisfatto.».


La fantascienza rappresenta spesso e volentieri un genere di anticipazione, in grado di considerare idee che in un secondo momento diventano realtà. Gli esempi sono numerosi. E ora è l’ intelligenza artificiale a trovarsi al centro dell’ attenzione. Sia essa un supercomputer, un androide o un organismo cibernetico, essa è per sua natura qualcosa di freddo, l’ incarnazione dell’ efficienza, della precisione e della libertà da qualsivoglia impedimento emotivo, ben oltre le capacità umane. Forse proprio per questo rappresenta una contraddizione assoluta, perché è progettata a immagine della mente umana, ma capace di raggiugere rapidità ed esattezze superiori nonché piena autonomia data dall’ intrinseca capacità di imparare, capire e affrontare nuove situazioni. Ma quando un organismo cibernetico come RoboCop, il cui cervello umano è interfacciato ad un sistema computerizzato che ne influenza il comportamento e le azioni, con l’ andare del tempo riesce a prevalerla con la sola forza della sua personalità, e un androide progettato a immagine e somiglianza di un essere umano come Data prova ammirazione per l’ umanità e desidera acquisirne le qualità come un novello Pinocchio, che da burattino desidera divenire un bambino vero, sorge spontaneo chiedersi quanto l’ intelligenza artificiale sia effettivamente superiore. La nostra più grande realizzazione tecnica ci ricorda quanto preziosa sia la condizione umana, dotata di istinto, calore, creatività e possibilità di scegliere. Una macchina non possiede queste virtù, e da queste rimane sempre invariabilmente battuta e resa inferiore. Non sarebbe più opportuno lavorare sulle nostre stesse capacità, sulla nostra stessa intelligenza anziché progettare computer o automi sempre più sofisticati?

A questo proposito suonano quanto mai significative le parole di Marcus Wright, personaggio del film «Terminator Salvation» del 2009: «Che cos’ è che ci rende umani? Qualcosa che non si può programmare. Che non si può mettere in un chip. E’ la forza del cuore umano. La differenza tra noi e le macchine.».

mercoledì 25 giugno 2025

La tortuosità e l’ inutilità dell’ intelligenza artificiale


L’ umanità ha da sempre l’ abitudine di abusare delle risorse e degli strumenti di cui dispone. E l’ intelligenza artificiale, sistema informatico o di automazione pensato per essere a immagine e somiglianza della mente umana eppure più immediata e precisa così da poter svolgere a comando compiti difficili senza sforzi o pericoli, rischia paradossalmente di divenire la nostra più grande rovina, poiché sarà così efficace che le faremo fare tutte quelle cose a cui invece possiamo e dobbiamo provvedere da noi stessi. Un simile errore di valutazione ci costerà caro, perché affidandole sempre più compiti e mansioni smetteremo di esercitare le nostre capacità e addirittura di prendere decisioni, atrofizzandoci, e cessando di condurre vite operose e trarre soddisfazione del frutto delle nostre attività, finendo con il passare le nostre giornate semplicemente a goderci la vita, riposando al sole nella spensieratezza più assoluta, senza più un obiettivo o un desiderio, mentre l’ intelligenza artificiale, nostra creazione, nella sua affascinante tortuosità otterrà il controllo pieno e attivo del mondo. E non basteranno le Tre leggi della robotica di Isaac Asimov a difenderci…


La scienza cibernetica promette di essere la più grande rivoluzione nella storia umana, e tra pochi anni avrà ampiamente sorpassato quella nucleare, eguagliando la bioingegneria per quanto riguarda l’ impatto sulla nostra vita quotidiana. Si tratta infatti di un settore della scienza pura e applicata basato sullo studio e la realizzazione di dispositivi e macchine capaci di simulare le funzioni del cervello umano, autoregolandosi per mezzo di segnali di comando e controllo in circuiti elettrici ed elettronici o in sistemi meccanici. L’ intelligenza artificiale è il suo obiettivo fondamentale, e, dopo di essa, l’ androide, una macchina dalle fattezze umane, riprodotte per favorire l’ interazione con le persone, destinato in virtù di resistenza e capacità di sopravvivenza in condizioni ostili a funzioni che la società umana trova pericolose o sgradevoli come la raccolta e il trasporto di materiali pesanti oppure tossici.

Il quesito fondamentale, che oggi sempre più esperti e appassionati si pongono, è se l’ intelligenza artificiale possa divenire autonoma e indipendente, come una mente umana. Nel 1936 il dottor Alan Turing, matematico, logico e crittografo britannico tra i padri dell’ informatica moderna, pose le basi per i concetti di computabilità che in seguito sarebbero stati chiamati «macchina di Turing», e nel 1950 scrisse l’ articolo «Computing machinery and intelligence», in cui proponeva quello che sarebbe divenuto noto come Test di Turing, dicendosi convinto che si potesse ottenere un’ intelligenza artificiale solo seguendo gli schemi del cervello umano. Su questa pubblicazione si basa buona parte dei successivi studi cibernetici, e la maggioranza degli esperti attuali ritiene che una macchina può essere considerata intelligente se il suo comportamento, osservato da un essere umano, sia analogo e quindi indistinguibile da quello di una persona. Da allora si è verificata una vera e propria febbre dell’ oro scientifica di proporzioni sbalorditive, ossia la furibonda e avventata corsa alla commercializzazione dell’ intelligenza artificiale. Questa impresa è stata portata avanti con estrema rapidità, con le prime teorie di reti neurali, di intelligenza artificiale forte e debole, e le applicazioni industriali dagli Anni Ottanta in poi, ma con un così scarso dibattito equanime da impedire una piena comprensione della sua portata e delle conseguenti implicazioni. Attualmente, l’ intelligenza artificiale è ormai al centro delle scelte tecnologiche di imprese e governi, nonché parte della vita quotidiana della gente comune. La teoria dell’ intelligenza artificiale forte sostiene che le macchine siano in grado di sviluppare una coscienza di sé ed è supportata dal campo di ricerca che studia sistemi in grado di replicare l’ intelligenza umana. Quella dell’ intelligenza artificiale debole, invece, ritiene possibile concepire macchine in grado di risolvere problemi specifici senza avere coscienza delle attività svolte perché prive delle abilità cognitive degli umani. Un esempio noto del modello debole è un programma per giocare a scacchi.

E’ assolutamente evidente che l’ obiettivo fondamentale della ricerca cibernetica sia proprio l’ intelligenza artificiale forte: una macchina pensante, un sistema somigliante a una mente umana, autonomo e indipendente, capace di portare avanti milioni di operazioni complesse con precisione assoluta, portato ad imparare, capire e affrontare nuove situazioni, quindi a evolversi ed adattarsi. Sarà incaricata di fare tutto, di gestire ogni cosa. Come disse Elon Musk, il noto pioniere dell’ industria tecnologica e informatica: «Arriverà il punto in cui non sarà più necessario alcun lavoro: puoi avere un lavoro se lo desideri, per soddisfazione personale. Ma l’ intelligenza artificiale farà tutto. E’ sia un bene sia un male, una delle sfide del futuro sarà come trovare un significato nella vita.».


Nel corso della storia, lo scopo di un’ invenzione è sempre stato chiaro, ossia risolvere un problema e soddisfare un bisogno. Deve basarsi su di un’ intuizione atta a migliorare le condizioni in cui è stata pensata la sua applicazione, e deve rimanere uno strumento controllato dalle persone. L’ intelligenza artificiale è invece un errore in partenza, perché è destinata a sostituirsi all’ essere umano di cui replica i meccanismi e capacità mentali a livello esponenziale: per sua natura è portata a privarlo di qualcosa, poiché progettata per essere come e meglio di lui. Perfino da una prospettiva pratica, il controllo su di uno strumento tanto perfetto come si intende far diventare l’ intelligenza artificiale potrebbe seriamente non essere così concreto, e addirittura venire a mancare. Nel contesto delle forme di vita biologiche di questo mondo, l’ evoluzione ci ha insegnato che la vita alla fine supera sempre ogni ostacolo, si espande in nuovi territori e abbatte tutte le barriere, dolorosamente e spesso anche pericolosamente. A partire dagli Anni Ottanta sono state sviluppate le prime applicazioni di intelligenza artificiale in ambito industriale e oggi essa rappresenta uno dei principali ambiti di interesse della comunità scientifica. Le aziende informatiche stanno investendo sempre di più in questo settore e i progressi tecnologici sono sotto gli occhi di tutti. Ma la mancanza di attenzione e cautela che si sta dimostrando di fronte ad un potere così elevato è sconvolgente, ben pochi vedono il pericolo insito in questo particolare campo di ricerca. Oggi, la potenza dell’ intelligenza artificiale è la più dirompente di tutte, e noi ce ne serviamo con l’ incoscienza di un bambino che gioca con la pistola del padre, poiché non l’ abbiamo mai disciplinata: semplicemente, stiamo tentando di ottenere un risultato il più rapidamente possibile per poi brevettarlo e venderlo come a suo tempo è stato per gli elettrodomestici. Siamo così desiderosi di arrivare a questo risultato che neppure ci siamo chiesti se sia giusto o sbagliato. E una volta che avremo sistemi di intelligenza artificiale perfetti e funzionanti, come li si potrà controllare? Un’ intelligenza artificiale è chiaramente una macchina pensante che può divenire cosciente e autonoma, portata a difendersi per sopravvivere, anche violentemente se necessario.

Dottoressa Natalia Kosmyna;


Molto probabilmente non correremo il rischio di un’ intelligenza artificiale che si ribelli all’ umanità lanciando qua e là per la Terra missili nucleari, come fa Skynet nella serie cinematografica di Terminator, iniziata proprio negli Anni Ottanta, in tarda Guerra fredda, quando si discuteva con una certa inquietudine circa i sistemi informatici militari e la corsa agli armamenti atomici era più forte che mai, tuttavia il pericolo di impoverirci a causa dell’ intelligenza artificiale è qualcosa di reale e presente, come confermato da uno studio condotto dal MIT, il Massachussets Institute of Technology di Cambridge, secondo cui l’ uso massiccio dell’ intelligenza artificiale per compiti di scrittura può ridurre la connettività cerebrale umana addirittura del cinquantacinque percento, con il rischio di divenire più conformisti e meno capaci di imparare e pensare in modo autonomo e attivo. Il solo titolo di questa ricerca lascia poche incertezze: «Il tuo cervello e ChatGPT: accumulazione di debito cognitivo nell’ usare un assistente di intelligenza artificiale per compiti di scrittura». La ricercatrice Natalia Kosmyna, dotata di un dottorato in informatica e dedita agli studi sull’ interazione fra computer e cervello umano, ha condotto quest’ indagine con vari neuroscienziati e studiosi del linguaggio, formando tre gruppi da un campione di cinquantaquattro volontari, incaricando ciascuno dei componenti di scrivere tre brevi testi per altrettante sessioni successive su temi predefiniti, in un periodo esteso su un trimestre. Il primo gruppo poteva scrivere solo sulla base delle proprie risorse mentali, senza accesso a internet o a uno schermo. Il secondo gruppo aveva accesso al motore di ricerca di Google e il terzo gruppo invece aveva accesso all’ intelligenza artificiale generativa, in particolare ChatGPT di Open AI. Il cervello dei partecipanti a tutti e tre i gruppi è stato analizzato connettendolo a elettrodi da elettroencefalografia mentre svolgevano il compito richiesto, e i risultati sono stati sorprendenti, sia sul breve che sul lungo termine: i componenti dei tre gruppi hanno manifestato un’ attivazione molto diversa delle rispettive menti, relativamente al livello del gruppo che scriveva senza supporto digitale, poiché il gruppo con accesso al solo motore di ricerca ha registrato una connettività cerebrale fra il trentaquattro e il quarantotto percento più bassa e il gruppo con accesso a ChatGPT ha mostrato una connettività cerebrale del cinquantacinque percento più bassa. In sostanza, più consistente è il supporto e più si riduce l’ ampiezza dell’ attività del cervello. Il primo gruppo ha evidenziato invece un’ attivazione delle aree del cervello connesse con l’ ideazione creativa, con l’ integrazione dei significati fra loro e con l’ automonitoraggio: insomma, tutte le funzioni necessarie a generare contenuti, pianificarli e rivederli. Affidarsi all’ intelligenza artificiale favorisce il conformismo di pensiero e porta a difficoltà nel citare frasi dai propri stessi testi già pochi minuti dopo averli consegnati, contrariamente a tutti coloro che hanno invece lavorato da soli, i quali sono riusciti a citare frasi dai testi appena scritti quasi esattamente, mostrando molta più attenzione al contenuto e al senso del lavoro svolto. L’ uso dell’ intelligenza artificiale ha reso le persone sottoposte all’ esperimento semplici assemblatori di concetti che non vengono assimilati dagli stessi autori.

Ma quel che è accaduto dopo ha dato ancora di più da pensare. In un’ ulteriore sessione della prova le parti si sono invertite, al gruppo che ha usato l’ intelligenza artificiale è stato chiesto di comporre un testo a tema fisso senza alcun supporto digitale e viceversa. Il risultato ha aperto un dibattito sulla pericolosità dell’ uso dell’ intelligenza artificiale: chi si è abituato ad usare ChatGPT ha mostrato difficoltà a ricreare il tipo di consistente attività cerebrale, ricca di connessioni, che occorre per sostenere un’ attività di creazione autonoma di contenuti. Fra loro si è evidenziato quello che la dottoressa Kosmyna ha definito «debito cognitivo»: il tema dello scritto richiesto era uguale a quello di scritti precedenti, ma coloro che si erano abituati a ChatGPT sono riusciti a citare un elemento qualunque appena due su dieci, ora che potevano contare solo sulla propria mente. Invece chi aveva contato solo sul proprio cervello all’ inizio, allenandolo in modo autonomo, è riuscito a produrre testi più ricchi e precisi proprio grazie all’ uso dell’ intelligenza artificiale nella sessione finale. Anche l’ elettroencefalografia ha confermato i risultati: chi si è  abituato a contare su ChatGPT ha mostrato un’ attivazione cerebrale più debole quando è rimasto senza supporto digitale, come se la mente fosse divenuta più pigra e incapace di creatività, giudizio di merito e memoria profonda, e chi aveva già imparato a pensare e lavorare in autonomia ha potenziato le proprie capacità cognitive con ChatGPT. Le conclusioni dello studio sono tristemente chiare: quando i partecipanti riproducono i suggerimenti dell’ intelligenza artificiale senza valutarne l’ esattezza o la pertinenza, rinunciano non solo ad appropriarsi delle idee espresse, ma rischiano di interiorizzare prospettive superficiali o distorte. In altri termini, si diventa individui più manipolabili da ogni sorta di propaganda o interesse, e le implicazioni per la democrazia e per la scuola o l’ università non potrebbero essere più grandi: una società di persone libere e capaci di elaborare idee e un giudizio autonomo usa l’ intelligenza artificiale, ma solo dopo aver allenato molto bene e a lungo quella naturale. Invece chi usa Google fa lavorare soprattutto la corteccia occipitale e visuale: le aree che presiedono ad assimilare tramite la vista l’ informazione ottenuta sullo schermo e poi raccoglierla. Infine, chi usa ChatGPT attiva soprattutto le aree per funzioni pressoché automatiche e entro un’ impalcatura esterna.


Il risultato dello studio della dottoressa Natalia Kosmyna è tra i più significativi circa i rischi e il lato meno roseo dell’ intelligenza artificiale. A chi la considera la più grande scommessa per il futuro va fatto notare per esempio l’ impatto sul mondo del lavoro: già oggi il software è in grado di svolgere le funzioni di un centralino, di tradurre e confezionare notizie. Bisognerà dunque supportare quei professionisti che rischiano di essere travolti da questo cambiamento. Inoltre, come per tutte le cose, vi è il rischio di un cattivo uso che si potrebbe fare di uno strumento tanto potente, dallo sviluppo di sostanze pericolose alla creazione di notizie false e alla violazione del diritto d’ autore. Inoltre, occorre tenere presente l’ impatto ambientale dei server: l’ intelligenza artificiale richiede molta più energia di internet, e i server hanno bisogno di moltissima acqua per raffreddarsi. Secondo quanto riporta il professor Mario Rasetti, docente emerito di fisica al Politecnico di Torino, l’ addestramento di Gpt-3 ha portato al consumo di ben settecentomila litri di acqua mentre una conversazione tra un utente medio e una conversazione testuale o vocale equivale all’ incirca al consumo di una bottiglia di acqua.

Professor Stephen Hawking;


Tra le voci più autorevoli che negli anni hanno espresso contrarietà all’ intelligenza artificiale vi è stato l’ indimenticabile professor Stephen Hawking, tra i più rispettati scienziati del nostro tempo per intelletto e mentalità. Prima di morire manifestò la propria paura circa il futuro, nel quale vedeva persone potenziate dall’ ingegneria genetica e, insieme, tecnologie e armamenti intelligenti troppo perfetti. Come scrisse nella sua ultima opera divulgativa, «Le mie risposte alle grandi domande», sosteneva la necessità di vigilare sullo sviluppo dell’ intelligenza artificiale, che «in futuro potrebbe sviluppare una propria volontà indipendente, in conflitto con la nostra». Affermò a chiare lettere che la corsa ai sistemi intelligenti va fermata sul nascere, chiedendosi che cosa accadrebbe se si verificasse, in questo settore, un episodio come il crollo del 6 maggio 2010, l’ improvvisa spirale al ribasso dell’ indice Dow Jones, della borsa valori di New York, causata da un ordine verosimilmente errato che mandò al tappeto l’ intero mondo finanziario. Il rischio più grande dell’ intelligenza artificiale, precisò il geniale astrofisico, non è tanto lo sviluppo di un’ indole malvagia, ma la sua stessa capacità: «Un’ IA superintelligente sarà estremamente brava a raggiungere i suoi obiettivi, e se questi non saranno allineati ai nostri, saremo nei guai. Probabilmente non siete degli odiatori di formiche che calpestano questi insetti per cattiveria, ma se siete responsabili di un progetto idroelettrico sostenibile e c’ è un formicaio nella regione che dovete allagare, andrà a finire male per le formiche. Cerchiamo di non mettere l’ umanità nella posizione delle formiche.».

Samuel Butler;


L’ intelligenza umana è vasta e meravigliosa, e nel corso dei millenni, fin dalla lontana Preistoria, ha concepito strumenti grandiosi che hanno innegabilmente portato a svariati benefici nella vita delle persone: la selce, la ruota, l’ ago e perfino le armi, che prima di essere usate per la guerra erano fondamentali per la caccia. E ognuna di esse ha bisogno di noi per entrare in funzione. L’ intelligenza artificiale rappresenta invece un esempio a parte, verrà infatti il giorno in cui per sua natura diverrà autonoma. Sarà così capace ed esperta nel condurre tutte quelle operazioni che le delegheremo ogni cosa, divenendo di fatto una sorta di genere di cicale perennemente oziose al sole nel corso di vite vuote e inutili, senza neppure il bisogno di sterminarci come i più pessimisti hanno temuto per anni. Come Samuel Butler, autore britannico contemporaneo di Charles Darwin, scrisse nel 1863: «Cosa succederebbe se la tecnologia continuasse ad evolversi così tanto più rapidamente dei regni animale e vegetale? Ci sostituirebbe nella supremazia del pianeta? Così come il regno vegetale si è lentamente sviluppato dal minerale, e a sua volta il regno animale è succeduto a quello vegetale, allo stesso modo in questi ultimi tempi un regno completamente nuovo è sorto, del quale abbiamo visto, fino ad ora, solo ciò che un giorno sarà considerato il prototipo antidiluviano di una nuova razza... Stiamo affidando alle macchine, giorno dopo giorno, sempre più potere, e fornendo loro, attraverso i più disparati ed ingegnosi meccanismi, quelle capacità di autoregolazione e di autonomia d’ azione che costituirà per loro ciò che l’ intelletto è stato per il genere umano.».

Ma la questione di fondo, indipendentemente dai dettagli tecnici, è una e molto semplice: nonostante la sua complessità e ingegnosità da un punto di vista scientifico, l’ intelligenza artificiale è del tutto superflua poiché ciò che cerchiamo si trova già in noi, nella nostra mente, che, come psicologi e psichiatri ammettono in tutta sincerità, risulta ancora oggi sconosciuta e quindi inutilizzata in quasi tutti gli aspetti. Il potere della nostra mente è tuttora in larga parte ignorato e latente, esplorarlo richiede un tempo molto lungo e attraverso un sentiero imprevedibile, mentre l’ intelligenza artificiale rappresenta la via più breve, ma non per questo la più giusta. Un cervello positronico, splendidamente descritto da Isaac Asimov nelle sue storie di genere cibernetico, ben difficilmente reggerebbe al confronto con il potere di quel sistema complesso e dinamico qual’ è una mente umana disciplinata e regolarmente in esercizio, le cui capacità interagiscono tra loro in modo complesso e intricato. Ciò che dobbiamo sviluppare davvero siamo noi stessi…

mercoledì 31 marzo 2021

Terminator, l’ eterna lotta tra uomo e macchina

Il T-800 di «Terminator 3»;


«Il futuro non è scritto. L’ unico destino è quello che ci creiamo con le nostre mani.» John Connor;


Secondo un antico principio, tipico delle società ambiziose ed espansionistiche che ormai da lungo tempo dominano la storia, chi possiede la tecnologia vanta il potere sul mondo: Roma tenne unito il suo Impero grazie alle strade, Gengis Khan dovette i suoi successi all’ arco e alla freccia, l’ Impero britannico si estese a quasi un quarto dell’ intera superficie del pianeta grazie alle navi, e infine la Casa Bianca si impose con la bomba atomica. Ma che succede quando la tecnologia, troppo perfetta, si rivolta contro i suoi stessi creatori? La fantascienza è notoriamente un genere narrativo e cinematografico particolarmente interessato a ragionare su come può cambiare la vita della società e del singolo individuo in presenza di determinate condizioni quali il viaggio spaziale, la sovrappopolazione e la diffusione dei robot, un’ operazione che comporta la descrizione di un futuro possibile, pur senza fare vaticini accurati. Più o meno volontariamente, però essa ha anticipato molti fenomeni sociali tramite numerosi romanzi e film. Alcuni di questi fenomeni, in un certo senso, sono stati non solo anticipati, ma addirittura indotti dalle sue idee: basti pensare al robot a forma umana della Honda, che guarda caso è stato battezzato «Asimo», dal celeberrimo autore statunitense Isaac Asimov, il padre del filone fantascientifico dedito alla robotica e tuttora riconosciuto come uno dei migliori autori di fantascienza mai vissuti. Il mondo dell’ informatica è intrinsecamente molto difficile da prevedere, se non addirittura impossibile persino sul breve termine. E non ci sono solo gli scrittori di fantascienza a provarci: ci sono infatti svariati analisti di mercato sulle cui previsioni si basano investimenti miliardari. Mai come oggi ha fatto passi giganteschi, così grandi da suscitare un animato dibattito tutt’ altro che scontato, incentrato sull’ eccessiva informazione dei servizi e persino della difesa civile e militare, oltre che sulla possibilità della cosiddetta ribellione della macchina, tema che nella fantascienza riguarda il sopravvento da parte di meccanismi, computer o robot, ai danni dell’ umanità per mezzo di sostituzione, disobbedienza, asservimento o eliminazione fisica. In particolare, spesso la fantascienza approfondisce il tema delle intelligenze artificiali tramite l’ idea dell’ evoluzione della vita non biologica, intelligente e addirittura autocosciente, e la successiva competizione tra le entità tecnologiche ribelli e l’ umanità.

Durante gli Anni Ottanta, in piena Guerra fredda, quando la scena internazionale era dominata da Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Michail Gorbačëv, il tema dello sviluppo delle intelligenze artificiali raggiunse il massimo, tra ricerche scientifiche pionieristiche e abbondanti investimenti da parte dell’ industria e delle forze armate, cosa che indusse tra la gente una certa ondata di paura nei riguardi di computer e robot: è davvero opportuno sviluppare un’ intelligenza artificiale a cui delegare determinati compiti? Non si rischia piuttosto di togliere qualcosa alle persone e a diminuire la loro importanza nella vita privata e sociale di tutti i giorni? E non vi è il rischio che un’ intelligenza artificiale particolarmente ben studiata divenga autonoma e indipendente decidendo poi di opporsi a chi l’ ha ipotizzata?

Una milizia di Terminators;


Una delle persone più note al mondo ad aver ragionato sul problema e a esprimere un parere nettamente negativo fu l’ apprezzato regista, sceneggiatore e produttore canadese James Cameron, che durante l’ agosto 1982, periodo della presentazione a Roma di «Piraña paura», suo primo lungometraggio prodotto a basso costo proprio in Italia, si ammalò ed ebbe un incubo in cui sognò un torso metallico che si trascinava fuori da un’ esplosione mentre teneva in mano alcuni coltelli da cucina. Ispirandosi al regista e sceneggiatore John Carpenter, che aveva diretto «Halloween - La notte delle streghe» del 1978, prodotto con un finanziamento ridotto, Cameron utilizzò il proprio incubo come rampa di lancio per scrivere un film in stile dell’ orrore, il cui antagonista principale sarebbe stato un maniaco omicida spesso mascherato che avrebbe dato la caccia a un gruppo di persone, più che altro giovani, in uno spazio più o meno delimitato, utilizzando in genere armi da taglio per ucciderli in modo cruento. Tornato a Pomona, in California, scrisse la bozza di «Terminator», influenzato anche dai film di fantascienza degli Anni Cinquanta, la serie televisiva degli Anni Sessanta «The Outer Limits» e alcuni film contemporanei come «Driver l’ imprendibile» e «Interceptor - Il guerriero della strada». Prodotto a basso costo dalla Hemdale Film Corporation e dalla Pacific Western Productions e distribuito nel 1984, lo stesso periodo in cui si ambienta la vicenda, la pellicola fu inaspettatamente un grande successo, e segnò la storia del cinema degli Anni Ottanta e del genere fantascientifico, molto apprezzato per le interpretazioni appassionate di Michael Biehn e Linda Hamilton, oltre che dalla prestazione nei panni dello spaventoso T-800 di Arnold Schwarzenegger, culturista austriaco naturalizzato statunitense, da poco balzato agli onori del successo con il film «Conan il barbaro», e che qualche anno prima era stato tra i candidati alla parte del titanico Hulk nel celeberrimo telefilm «L’ incredibile Hulk», venendo tuttavia rifiutato dai produttori in favore di Lou Ferrigno, in quanto non era abbastanza alto.

«Terminator», nella cui scena iniziale Schwarzenegger appare per la prima volta completamente nudo sfoggiando un fisico statuario, fu il primo capitolo di una fortunata serie cinematografica che lanciò definitivamente le carriere di Cameron e Schwarzenegger, e proseguì con «Terminator 2 - Il giorno del giudizio», «Terminator 3 - Le macchine ribelli», e i meno apprezzati «Terminator Salvation», «Terminator Genisys» e «Terminator - Destino oscuro». Ma per quanto la trama presenti scene d’ azione mirabili e poggi su di un ritmo elevatissimo, non si deve commettere l’ errore che costituisca un semplice intrattenimento, in quanto vuole innanzitutto essere un’ occasione di riflessione sugli scopi e i metodi pratici del nostro sviluppo tecnico e sulla natura umana: prestando la dovuta attenzione a dialoghi e situazioni, non si può infatti non tener conto del messaggio implicito pensato da Cameron circa il significato ultimo dell’ essere umani e della nostra notevole superiorità sulle intelligenze artificiali, oltre che del concetto di paradosso temporale, quella particolare nozione della fisica ipotizzata già da Albert Einstein e basata sulla possibilità di viaggiare indietro e avanti nel tempo, che a causa di alcune scene tagliate in «Terminator» e «Terminator 3 - Le macchine ribelli», ha finito con l’ essere leggermente confusa non permettendo quindi al pubblico di comprendere come fosse possibile la fine del mondo e l’ avvento delle macchine descritta nella serie.

John Connor nel 2029;


Il primo film presenta l’ elemento portante della serie cinematografica, ossia il paradosso temporale. Normalmente, infatti, in virtù della legge fisica del tempo, il passato influenza il presente e il presente influenza il futuro: poiché le persone sono dotate di capacità di prendere decisioni e ogni decisione ha precise conseguenze, è ragionevole supporre che esistano infiniti futuri possibili, tuttavia, in occasione del paradosso temporale una persona in grado di viaggiare dal futuro al passato ha la possibilità di influenzare la storia, dandole una nuova direzione.

«Terminator» racconta che nella seconda metà degli Anni Novanta il dottor Miles Bennett Dyson, un dirigente della Cyberdyne Systems Corporation di Los Angeles, crea microprocessori rivoluzionari divenendo il fornitore principale delle forze armate statunitensi di sistemi informatici militari: tutti i bombardieri vengono computerizzati e automatizzati, capaci di prestazioni perfette, e con l’ andare del tempo viene predisposto un progetto atto a realizzare Skynet, una rivoluzionaria intelligenza artificiale basata su un innovativo processore a rete neuronica, incaricata di presiedere i sistemi difensivi e offensivi degli Stati Uniti d’ America. Una volta perfezionato, Skynet viene connesso alla rete il 4 agosto 1997, e gli umani non decidono più in materia di difesa. L’ intelligenza artificiale apprendere rapidamente e alla fine diventa autocosciente alle 2:14 del mattino del 29 agosto 1997, orario della Costa Orientale. Presi dal panico, i militari tentano di disinserirlo, ma Skynet reagisce bombardando bersagli in Russia con missili nucleari, sapendo che il contrattacco russo eliminerà i suoi nemici in territorio statunitense: è il Giorno del Giudizio, in cui ben tre miliardi di vite umane vengono stroncate nel corso di una mostruosa pioggia di missili. Negli anni seguenti, Skynet assume il controllo di carri armati e velivoli automatizzati, soprattutto i Cacciatori assassini costruiti in fabbriche meccanizzate, a cui fa pattugliare le macerie, oltre che su di una vasta schiera di automi da guerra, i Terminators, dotati di un resistente endoscheletro metallico rivestito dapprima di gomma, facile da riconoscere, e poi di tessuti viventi tra carne, sangue, pelle e capelli creati appositamente per sembrare normali essere umani, in modo da fungere da potenti e intelligenti unità da infiltrazione, perfettamente in grado di dare la caccia agli umani sopravvissuti, la maggior parte dei quali viene rinchiusa nei campi di sterminio, ove alcuni vengono tenuti in vita per lavorare e bruciare i cadaveri.

Il mondo devastato dall’ attacco di Skynet;


Tuttavia, «Terminator» non inizia nel futuro, ma nel passato, ossia nel maggio 1984, a Los Angeles, con l’ arrivo di due viaggiatori nel tempo, un T-800, ossia un nuovo modello di Terminator, e un soldato umano, Kyle Reese, alla ricerca di un’ innocente ragazza chiamata Sarah Jeannette Connor, della quale si conosce molto poco, se non che un giorno farà nascere John Connor, il condottiero della Resistenza che dopo il 1997 guiderà la rivolta umana contro Skynet e i Terminators, la quale nel 2029 riporterà le prime importanti vittorie e il 4 luglio 2032 vedrà la vittoria definitiva dell’ umanità e la distruzione dell’ intelligenza artificiale e del suo esercito di automi. John sarà una figura fondamentale nel futuro dell’ umanità, venerato come una sorta di profeta o addirittura di messia per la sua profonda conoscenza delle macchine e degli eventi futuri, oltre che per il grande valore in battaglia e l’ astuzia strategica. Il T-800 ha il compito di uccidere la futura madre, in quanto Skynet, sapendo di essere destinato a perdere, ha deciso di mutare la storia, mentre Reese, mandato dallo stesso John Connor, deve assicurare la sua sopravvivenza, e proprio qui interviene il principio del paradosso temporale: i due trovano praticamente nello stesso istante la giovane diciannovenne, una studentessa universitaria che lavora come cameriera, ma Reese riesce a portarla via e a proteggerla. Dopo aver faticosamente ottenuto la sua fiducia, il soldato le racconta del futuro e delle gesta del figlio ancora non nato, e la guida in una disperata fuga dal T-800 e dalla polizia. Le riferisce anche un messaggio da parte del figlio: «Il futuro non è scritto. L’ unico destino è quello che ci creiamo con le nostre mani.». I due si innamorano e hanno un rapporto sessuale, e in una scena eliminata rimasta disponibile su Internet e nei contenuti speciali del DVD decidono addirittura di recarsi alla sede della Cyberdyne Systems Corporation al fine di distruggerla, cambiando la storia in modo che Skynet e i Terminators non vengano mai progettati, evitando il Giorno del Giudizio. Tuttavia, i due vengono sorpresi in una fabbrica dal T-800, che dopo uno scontro durissimo viene distrutto da Sarah, che lo schiaccia in una pressa idraulica, mentre Reese rimane a sua volta ucciso nel combattimento lasciando Sarah da sola. In un’ altra scena tagliata, si scopre che la fabbrica dove ha avuto luogo lo scontro finale appartiene alla Cyberdyne Systems Corporation, e che i rottami del T-800, soprattutto un microprocessore e un braccio, vengono prelevati da alcuni funzionari dell’ azienda che provvedono a cancellare ogni traccia dell’ incidente. Il film si chiude sei mesi dopo con Sarah, in viaggio in Messico e visibilmente incinta: la storia pare quindi destinata a compiersi, con lei che metterà al mondo John e la Cyberdyne Systems Corporation che dispone del materiale da cui negli anni seguenti svilupperà Skynet, i Terminators e i mezzi militari che nel 1997 porteranno all’ apocalisse.

Miles Dyson e i resti del primo T-800;


Sebbene con il taglio di poche ma significative scene «Terminator» finisca con un misto di speranza e rassegnazione per la piega che il futuro sta prendendo, l’ attacco alla Cyberdyne Systems Corporation diviene il punto centrale del secondo film, «Terminator 2 - Il giorno del giudizio». Già poco dopo l’ uscita del primo capitolo si cominciò a parlare di un potenziale seguito, e dato il grande successo ottenuto la produzione diede l’ assenso con un superiore finanziamento. Nel secondo episodio, ambientato nel 1995, si scopre che dopo la nascita di John nel febbraio 1985, Sarah gli ha insegnato a combattere e a organizzarsi fin da bambino. Vivono a lungo in Nicaragua e in posti simili. Lei ha una relazione con un ex Berretto Verde coinvolto in un traffico di armi, e poi con altri uomini, soprattutto mercenari e trafficanti di armi che possano contribuire alla sua formazione militare. Poi, all’ inizio degli Anni Novanta, lei tenta di far saltare una fabbrica di computer, probabilmente della Cyberdyne Systems Corporation, ma viene scoperta e arrestata, e dichiarata malata di mente per poi essere internata al Pescadero State Hospital di Los Angeles, mentre John, dato in affidamento ai coniugi Todd e Janelle Voight, è divenuto un bambino infelice dedito alla delinquenza. Ma dal futuro, per l’ esattezza dal 2030, Skynet manda un secondo Terminator più potente, un T-1000, un prototipo avanzato composto di una lega mimetica in metallo liquido capace di assumere le sembianze di chiunque o di qualsiasi oggetto di massa analoga con cui venga a contatto, in grado anche di plasmare le sue stesse parti del corpo in armi da taglio, in modo da uccidere John quando è ancora vulnerabile. Ma il John Connor del futuro cattura un T-800 dalle stesse sembianze di quello inviato nel 1984, e lo riprogramma affinché protegga il sé stesso del 1995.

Dopo essere scampato al primo attentato grazie al T-800, John aiuta la madre a evadere dal Pescadero State Hospital, e insieme si nascondono presso un contrabbandiere d’ armi messicano che vive poco oltre il confine californiano, ma lei torna a Los Angeles per uccidere Miles Dyson, l’ ideatore di Skynet e dei Terminators, ma sebbene riesca a trovarlo e a ferirlo in casa sua viene fermata da John e dal T-800, i quali gli raccontano le conseguenze delle sue ricerche basate sui rottami del T-800 rottamato nel 1984 e lo convincono ad abbandonarle e a cancellare tutte le informazioni esistenti relative al progetto, insieme agli resti del primo Terminator. I quattro si recano in piena notte alla Cyberdyne Systems Corporation per distruggerla e requisire i rottami, ma le forze speciali della polizia fanno irruzione per arrestare Sarah e il T-800, ritenuto lo stesso assassino indicato come colpevole della morte di molti agenti di polizia e di aver tentato di uccidere la stessa Sarah nel 1984. Il dottor Dyson, ferito dalla polizia, muore facendo esplodere il quartier generale e Sarah e John scappano dal T-1000 fino ad un’ acciaieria con l’ aiuto del T-800, ove l’ automa assassino viene distrutto dopo essere stato fatto cadere nell’ acciaio fuso e i rottami del primo Terminator vengono a loro volta fusi nella vasca, seguiti dal T-800 in quanto ha compiuto la propria funzione e non desidera lasciare alcuna traccia di tecnologia di quel futuro che i Connor vogliono evitare.

John Connor nel 1995;


Nei piani di James Cameron, «Terminator 2 - Il giorno del giudizio» doveva rappresentare la conclusione della serie, in quanto la creazione di Skynet e dei Terminators era stata impedita e ora Sarah, per la prima volta da anni, aveva smesso di vedere il futuro come un libro già scritto e ripreso a sperare un futuro migliore. Tuttavia, il film ricevette ampi consensi dalla critica e fu un buon successo al botteghino. La produzione fece quindi sapere di considerare la storia meravigliosamente adatta ad un racconto continuo, e di trovare ovvia la realizzazione di un terzo film, sebbene in quel momento non fosse sicura che Arnold Schwarzenegger avrebbe ripreso il suo ruolo di Terminator. Dopo alcune lungaggini legate ai dettagli legali e creativi, venne presentato «Terminator 3 - Le macchine ribelli», stavolta diretto da Jonathan Mostow e ambientato nel luglio 2004, reputato il più drammatico e fatalista della serie. Dopo la distruzione della Cyberdyne Systems Corporation e della morte di Miles Dyson, Sarah e John Connor vanno a vivere in Bassa California, ormai liberi di scegliere il proprio destino. Il 29 agosto 1997 i computer non assumono il controllo e quindi non ha luogo alcun bombardamento e nessuna guerra fra uomini e macchine. Dopo la morte della madre per leucemia nello stesso anno, lui vive come un senzatetto, spostandosi in continuazione e privo di telefono, indirizzo, o qualunque altra cosa con cui lo si possa reperire. Tuttavia, dal 4 luglio 2032 giungono altri due Terminators: un T-850 con le sembianze di quello inviato nel 1984 a uccidere Sarah e dell’ altro mandato nel 1995 a proteggere John, con il compito di assicurare la sua sopravvivenza e quella di Kate Brewster, e un T-X, un nuovo modello di Terminator dalle sembianze femminili e dotato di superiore intelligenza, prestazioni fisiche, precisione e armi incorporate, con il compito di uccidere John e i suoi futuri luogotenenti. Non appena scoperto e tratto in salvo dal T-850 insieme a Kate Brewster, sua vecchia compagna di scuola e primo amore, John scopre che con la distruzione della Cyberdyne Systems Corporation non ha impedito il Giorno del Giudizio, ma lo ha solo rimandato alle 18:18 del 25 luglio 2004: Skynet è stato realizzato sotto la direzione del generale Robert Brewster, padre di Kate e responsabile dello sviluppo di importanti progetti informatici militari, nonché futuro grande esponente della Resistenza contro le macchine. Questo ha per lungo tempo posto la domanda su chi abbia effettivamente inventato Skynet, e come, mettendo in dubbio il tema del paradosso temporale, tuttavia la risposta si trova in una scena tagliata dal film: dopo la distruzione della sede della Cyberdyne Systems Corporation da parte dei Connor, l’ Aeronautica Militare degli Stati Uniti ha stipulato un contratto con la Cyber ​​Research Systems, la quale ha acquisito i brevetti, i dati tecnici e le copie di riserva della Cyberdyne Systems Corporation, incluso ciò che riguardava lo Skynet di Dyson e le armi avanzate quali i Terminators e i veicoli automatizzati. Nella stessa scena si svela che le fattezze dei T-800 interpretati da Schwarzenegger sono modellati a immagine e somiglianza del sergente William Candy, e che la sua voce e il suo accento gioviali, tipici degli Stati del sud, sono stati sostituiti con quelli di Sherwood Olson, responsabile finanziario della Cyber Research Systems.

John tenta con tutte le sue forze di impedire il corso degli eventi, ma il T-850 è irremovibile: è troppo tardi ormai per intraprendere una simile azione, e aggiunge che la Kate Brewster del 2032, che negli anni a venire diverrà sua moglie e la madre dei suoi figli, lo ha catturato e riprogrammato il giorno stesso della vittoria umana sulle macchine, ossia il 4 luglio, dopo aver scoperto che Skynet ha mandato la T-X poco prima di venire disattivato, affinché lo conduca a Crystal Peak, un rifugio antiatomico costruito sulla Sierra Nevada per il Presidente degli Stati Uniti e i vertici militari da usare nel caso di una guerra atomica contro l’ Unione Sovietica. Peggio ancora, il T-850 rivela di essere stato catturato e riprogrammato dai ribelli dopo essere finalmente riuscito ad uccidere John a seguito della battaglia finale. I tre vi arrivano all’ installazione dopo una rocambolesca fuga, inseguiti dalla T-X, che viene distrutta dal T-850 che si sacrifica impiegando la propria pila di alimentazione all’ idrogeno come arma. Frattanto, Skynet, che ha acquisito l’ autocoscienza e per mezzo di un astuto stratagemma ha ottenuto il controllo dei mezzi sia offensivi che difensivi statunitensi, bombarda la Terra e libera le macchine: è il Giorno del Giudizio, e John e Kate, ormai innamorati, stabiliscono un contatto radio con i resti delle forze armate. Nel finale del film, mentre si vede il paradosso temporale compiersi una volta per tutte con il bombardamento missilistico delle principali città sparse sul pianeta, la voce fuoricampo di John esprime un misto di rassegnazione e di speranza per l’ oscuro destino del genere umano che la storia lo ha chiamato ad assicurare: «Era il giorno del giudizio, il giorno in cui l’ umanità fu quasi completamente distrutta dalle armi che aveva creato per proteggersi. Avrei dovuto capire che il nostro destino non era mai stato quello di fermare il Giorno del Giudizio, ma semplicemente di sopravvivere ad esso. Insieme. Terminator lo sapeva, aveva cercato di dircelo, ma il mio subcosciente non lo voleva sentire. Forse il futuro è già scritto, io non lo so. So solo quello che mi ha insegnato Terminator: mai rinunciare alla lotta. E mai rinuncerò. La battaglia è appena cominciata.».

John e Kate Brewster il 25 luglio 2004;


Nonostante le scene tagliate qua e là, i primi tre film poggiano piuttosto chiaramente sul concetto del paradosso temporale che fa di Skynet la causa scatenante della narrazione, la forza di base che dà vita alla storia creando una necessità d’ intervento dallo squilibrio verso il male che porta la Terra alla rovina, la forza narrativa fondamentale attorno alla quale gravitano i personaggi, soprattutto la sua nemesi, John Connor: se nel 2029, ormai prossimo alla sconfitta, non avesse inviato il primo T-800 nel 1984, Kyle Reese non avrebbe a sua volta viaggiato nel tempo e John non sarebbe mai nato, mentre la Cyberdyne Systems Corporation non avrebbe recuperato il microprocessore da cui tutto avrebbe avuto inizio, come confessa Miles Dyson: «Era schiacciato, non funzionava, ma ha dato molte idee per cose a cui non si sarebbe mai…Tutto il mio lavoro è basato su quello.»; se nel 2030 non avesse inviato un T-1000 per l’ eliminazione fisica di John ancora bambino, il T-800 non avrebbe mai incontrato Sarah rivelandole i dettagli sulla realizzazione di Skynet, spingendola a raggiungere Miles Dyson per poi distruggere il quartier generale dell’ azienda e i principali laboratori e archivi legati al progetto, infine, se dal 4 luglio 2032 non avesse inviato una T-X per uccidere John Connor e Kate Brewster oltre i futuri luogotenenti della Resistenza, il T-850 non li avrebbe raggiunti per condurli in un luogo sicuro mentre lo Skynet del relativo periodo si preparava a prendere il potere e a compiere il genocidio.

Kyle Reese e Sarah Connor nel 1984;


Quella di «Terminator» è un’ opera nel tradizionale stile della fantascienza apocalittica, offre valide basi di riflessione sul concetto del viaggio nel tempo e delle interferenze negli eventi storici, anche se da «Terminator Salvation» in poi non ha saputo reinventarsi adeguatamente per sopravvivere. Il quarto film presenta infatti basi tutto sommato accettabili, sebbene determinati dettagli paiano inesatti e destinati a compromettere la trama: nel 2018, ad esempio, Skynet è già a conoscenza di Kyle Reese, un ragazzino non ancora parte della Resistenza che tenta di uccidere per cambiare la storia, e alcuni modelli di macchine risultano troppo avanzati se si tiene conto di quanto raccontato da Kyle nel 1984 a Sarah, mentre la stessa intelligenza artificiale si serve di Marcus Wright, un detenuto condannato a morte che nel 2003 aveva donato il proprio corpo alla Cyberdyne Systems Corporation, poi inconsapevolmente tramutato in un Terminator, per localizzare e attirare in trappola John Connor, che ancora non è il condottiero supremo della Resistenza pur essendone già un validissimo membro con alle spalle numerose vittorie grazie alla conoscenza ricevuta dalla madre Sarah. Meglio sarebbe stato basare la trama maggiormente sui racconti di Kyle Reese, pur tenendo conto degli slittamenti legati all’ azione di Sarah e John nel 1997 alla Cyberdyne Systems Corporation, e sulla comprensione di Skynet come personaggio, dandogli uno scopo per cui continuare a esistere dopo la sconfitta del genere umano, oltre che dei Terminator e lo sviluppo della loro intelligenza e società. Se i capitoli successivi al terzo film fossero proseguiti in questa direzione, il pubblico della prima ora ne avrebbe molto giovato, e ad esso si sarebbe aggiunta una nuova generazione altrettanto appassionata che avrebbe seriamente potuto riconoscersi nelle tematiche trattate. Il quinto e il sesto film, invece, sono stati in assoluto gli episodi più deludenti della serie, essendo un tentativo di riavvio della serie: «Terminator Genisys» si basa su idee assai confuse e pasticciate sui viaggi nel tempo che rendono la trama senza capo né coda, mentre «Terminator - Destino oscuro» è né più né meno di una copia del film del 1984, in quanto Sarah Connor, ormai sulla via della vecchiaia, dopo aver perso nel 1998 su una spiaggia a Livingston, in Guatemala, il figlio John per mano dell’ ultimo T-800 inviato da Skynet prima che il futuro venisse cambiato, si unisce a una soldatessa, parte donna e parte macchina, inviata dal futuro per proteggere una giovane messicana da un automa inviato dal 2042 da Legion, la nuova intelligenza artificiale destinata a ribellarsi e prendere il potere al posto di Skynet. Dato lo scarso apprezzamento ricevuto da quest’ ultima produzione, che peraltro si rivelò un grande insuccesso commerciale, Linda Hamilton, storica interprete di Sarah, annunciò la volontà di chiudere per sempre con il marchio di Terminator e il personaggio che ha interpretato: «Forse apprezzerei una versione più piccola, in cui non ci sono in ballo milioni di dollari. Il pubblico di oggi è così imprevedibile. Non dovrebbe mai essere un rischio economico così grande, ma io sarei ben felice di non ritornare mai più. Non ho speranze per il futuro perché vorrei davvero aver chiuso col franchise.».

Un triste fallimento per una serie valida e potente, dalle infinite prospettive narrative…

Gli attacchi atomici di Skynet;


Tuttavia, il tema dei paradossi temporali non è il solo tema alla base della serie di Terminator. L’ altro grande argomento di fondo riguarda il valore e la sostanza dell’ umanità, infinitamente superiore a qualsivoglia forma di vita artificiale nonostante la superiore intelligenza ed efficienza: la tendenza ad imparare, a crescere, ad amare la vita e a superare difetti e manchevolezze è qualcosa di infinitamente prezioso che una macchina, fosse anche la meglio progettata, non potrà mai ovviamente conoscere. Skynet non ragionerà mai sul valore della vita o le sue bellezze, non conoscerà mai la gioia e il dolore delle emozioni, sarà sempre privo di istinto e giudizio, per quanto capace di imparare, di capire, di affrontare nuove situazioni, sviluppare strategie e risolvere i problemi più complessi con una rapidità di pensiero pressoché istantanea. I Terminators ricalcano la sua freddezza e inumanità fondamentale, essendo programmati per eseguire gli ordini senza discutere, e valutando le circostanze. Come dice Kyle Reese: «Quel Terminator è là fuori. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui. Non sente né pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminata. Capito? Non si fermerà mai.». Essi non sono turbati da emozioni, non considerano la vita in alcun modo e quindi non esitano a passarci sopra se serve ad assicurare il buon esito della missione, come dimostrato dal primo T-800 che, introdottosi silenziosamente e in piena notte nell’ appartamento di Sarah, finisce con l’ ucciderne l’ amica e convivente Ginger Ventura e il fidanzato Matt Buchanan, ad appena un momento dalla fine del loro rapporto sessuale. Ma per questi automi rivestiti di tessuto vivente forse vi è una speranza, come dimostrato dai T-800 apparsi in «Terminator 2 - Il giorno del giudizio», «Terminator Genisys» e «Terminator - Destino oscuro», nelle cui vicende si narra che stando a contatto con le persone apprendono molte cose sulla natura umana, addirittura umanizzandosi con il trascorrere del tempo e maturando un senso di protezione autentica verso John e Sarah e persino un principio di dispiacere e rimorso. In «Terminator 2 - Il giorno del giudizio» in particolare, il T-800 si dimostra curioso sul tema del dolore emotivo provato talvolta dagli umani e ragiona sul significato del pianto, e alla fine del film si congeda drammaticamente da John, che durante la missione ha imparato ad amarlo come un padre, dicendo: «Ora capisco perché piangete, ma io non potrei mai farlo.».

John Connor nel 2018;


Quella ideata da James Cameron è una serie unica nel suo genere, capace di trascendere il semplice racconto fantascientifico per divenire fonte autentica di riflessioni riguardanti l’ esistenza umana. E’ la storia dell’ eterna battaglia tra l’ uomo e le macchine, che affonda le sue radici nel mito della creazione, nella superbia e nella presunzione con cui l’ uomo, noncurante delle conseguenze scaturite dalle sue azioni, si spinge oltre le proprie possibilità e i propri limiti. Infine si tratta anche di una storia che parla d’ amore e di come questo sentimento, che contraddistingue l’ individuo in carne e ossa, sia la chiave imprescindibile che permette alle persone di elevarsi al di sopra di qualsiasi essere artificiale. Madre Natura crea l’ uomo, e l’ uomo crea le macchine: in un’ epoca di modernità e innovazioni tecnologiche, egli crea un programma informatico per la difesa talmente sofisticato da raggiungere uno stato di autocoscienza, e questo concepisce l’ uomo come una minaccia e vi si ribella contro scatenando un olocausto nucleare, dando inizio ad un abisso temporale tra passato e futuro in cui i personaggi galleggiano come pedine mosse da un destino nebuloso e crudele. All’ interno di un intreccio narrativo intricato e spesso apparentemente incongruente, ma moralmente accettabile ai fini del racconto, si sviluppa un discorso epocale destinato a far crollare le certezze dell’ uomo, che fa maturare la consapevolezza di essere l’ unico vero responsabile delle proprie azioni. La ribellione innescata dalle macchine è l’ estrema conseguenza della spietatezza umana, della presunzione di voler e poter controllare ogni cosa e avere il monopolio sul funzionamento dell’ esistenza. Temi cari alla fantascienza che riprendono e ampliano il meraviglioso discorso iniziato da Mary Shelley con il suo «Frankenstein - Il moderno Prometeo», iniziatore di ogni elaborazione sviluppatasi attorno alla creazione.

Un T-600 nel 2018;


James Cameron trasporta la creazione in un futuro post apocalittico e inospitale, completamente disastrato dalla guerra. Le macchine, organismi perfettamente funzionali e privi dei limiti mentali imposti all’ essere umano, sovrastano l’ operato dell’ uomo annientando qualsiasi suo tentativo di riappropriazione del mondo che ha perduto. Apparentemente superiori, le macchine infine periscono sotto l’ egida di un condottiero messianico che, in quanto uomo, è dotato di qualcosa che nemmeno la tecnologia più sofisticata potrà mai creare e neppure contrastare. Come dice Marcus Wright nel finale di «Terminator Salvation»: «Che cos’ è che ci rende umani? Qualcosa che non si può programmare, che non si può mettere in un chip... è la forza del cuore umano, la differenza tra noi e le macchine.».

E a differenza di altri colleghi illustri, marcati da un imperante cinismo, James Cameron fa prevalere la speranza sull’ oscurità: il futuro è buio e desolato, un mondo di guerra e sofferenza contro un nemico formidabile. Tuttavia, siamo davvero destinati a percorrere questo cammino, destinati a estinguerci come tante altre specie prima di noi? Oppure possiamo evolverci tanto in fretta da cambiare il nostro destino? Il futuro è veramente già scritto? Per Cameron la risposta è positiva: anche se una persona sbaglia, perde la strada, questa non è perduta per sempre, perché esistono infinite possibilità e altrettante conseguenze. Innumerevoli scelte definiscono il nostro destino: ognuna di esse, ogni attimo, è un’ onda nel fiume del tempo. Molte onde cambiano la marea, perché il futuro non è mai veramente scritto. L’ uomo, per quanto corrotto e spietato, merita di avere una seconda possibilità. Alla fine della storia John Connor distrugge Skynet, l’ umanità vince e la Terra è pronta per una nuova rinascita. La ribellione si è conclusa, e proprio il 4 luglio, giorno dalla profonda valenza simbolica nella storia statunitense, e i valori immortali del bene e dell’ amore reciproco verranno ripristinati in segno di speranza per una nuova rinascita…