venerdì 20 aprile 2018

La lunga ombra di Nessie

«Loch Ness Monster», dipinto di Hugo Josef Heikenwaelder;

«I paesi che non hanno leggende sono destinati a morire di freddo.» Patrice de La Tour du Pin;

Fin dall’ alba dei tempi, uomini e donne sono sempre stati affascinati dal mito e dalla leggenda, specchi di valori e aspirazioni in cui la comunità si riconosce costantemente, tanto che David Bidussa, scrittore, giornalista, saggista e storico italiano sostiene che essi si perpetuano perché la storia abbia un qualche senso. Allo stesso tempo, al mondo esistono luoghi la cui bellezza non può essere espressa con le parole, per quanto ad esse venga solitamente riservato il compito di descrivere e incantare, di far vibrare i sentimenti, giungendo direttamente al cuore colpendo l’ immaginario e stimolando la fantasia.
Il lago Ness, meglio noto come Loch Ness, il più largo specchio d’ acqua del Glen Albyn, nelle Highlands scozzesi, è senz’ altro un luogo il cui fascino impossibile da racchiudere in una comune descrizione non poteva astenersi dal generare un mito a cui legarsi strettamente: povero di vegetazione, composto di acque molto scure e profonde, popolate da pochi pesci e posto sotto un cielo spesso tinto di grigio, esso finisce inevitabilmente con l’ avvolgere i suoi visitatori in un’ atmosfera di mistero, portandoli a sentirsi circondati da strane presenze. Peraltro, sulla sua riva orientale, quella meno frequentata dai numerosi turisti che ogni giorno giungono fin qui, sorge Boleskine House, una vecchia villa, composta di un solo piano ma molto grande, la cui cupa e tetra storia si confonde con la leggenda essendo stata l’ abitazione fino al 1920 di Aleister Crowley, noto occultista, mago, simbolista e scrittore. Da molti anni essa è un luogo di culto e pellegrinaggio per i thelèmiti e per i satanisti laveyani, la cui frequentazione ha alimentato voci su presunti sacrifici e rituali che Crowley avrebbe officiato entro le sue mura, oltre che su presunti passaggi segreti e sotterranei con il vicino cimitero e sulla vicenda di un maggiordomo di casa che, impazzito, avrebbe tentato di uccidere tutta la sua famiglia. Ma questo affascinante e imperscrutabile bacino lacustre è passato alla storia per un’ altra leggenda, tra le più note e discusse al mondo: quella di Nessie, l’ enorme e singolare creatura che da molti secoli ne popolerebbe le acque.
Veduta di Loch Ness e delle rovine del castello di Urquhart;

Fin da bambino ricordo di aver spesso sentito parlare di questo celebre mito, rimanendone affascinato e, detto tra noi, benevolmente divertito, soprattutto perché è stato dimostrato che alcune tra le foto più conosciute che lo ritrarrebbero sono false, mentre altre sono ritenute non influenti in ambito scientifico. In seconda media trattai la vicenda durante le ore di inglese, più o meno nel periodo in cui affrontavamo la storia del Titanic, e tra i miei esercizi di traduzione tra i compiti delle vacanze scelsi due libretti, uno sul celeberrimo transatlantico affondato nel 1912 e l’ altro proprio sul mostro di Loch Ness, di cui per la prima volta appresi molte cose interessanti. Fu proprio allora che compresi il grande impatto della leggenda e del mito sull’ immaginario collettivo e quanto la fama di un luogo non sempre derivi da epici fatti storici, essendo spesso determinata da storie stimolanti e leggendarie indipendentemente dalla loro veridicità o meno, che stimolano l’ industria locale del turismo e del divertimento: che cosa sarebbero, ad esempio, Roswell e i Monti Berwyn senza i misteriosi incidenti ufologici di cui pare che siano stati protagonisti? O la Transilvania priva del tetro racconto di Dracula? O il triangolo delle Bermude senza quello delle inspiegabili sparizioni?
Boleskine House, sulle rive di Loch Ness;

La leggenda di Nessie incomincia nell’ anno 565, quando il monaco irlandese San Colombano, giunto in Scozia per diffondere il Vangelo, arrivò nei pressi del fiume Ness, che nasce dal lago e sfocia nel mare, in prossimità di Inverness, si imbatté in un gruppo di pitti che stavano seppellendo un uomo massacrato dalla creatura, e lo riportò in vita. In seguito, raggiunto Loch Ness, il missionario mandò uno dei suoi compagni sull’ altra sponda, affinché recuperasse una barca per tutti: quando l’ uomo giunse a metà del percorso il mostro lo agguantò, ma San Colombano stese la mano e ordinò alla bestia di sparire, e di non comparire mai più.
Nei secoli successivi, quasi a conferma del santo potere del missionario irlandese, non avvennero altri avvistamenti, ma nel 1871 il dottor Mackenzie riferì di aver visto qualcosa contorcersi agitando l’ acqua del lago. Il mito di Nessie ebbe inizio il 22 settembre 1933, quando l’ Inverness Courier riferì che nel Loch Ness era stato avvistato uno strano animale: i coniugi MacKay, proprietari di un albergo a Drumnadrochit, nei pressi del lago, avevano scorto due strane gobbe emergere dall’ acqua, e due mesi dopo Hugh Gray ne scattò la prima fotografia, in cui era ritratto un lungo soggetto serpeggiante e nuotante in superficie che faceva ribollire l’ acqua circostante. La foto venne però definita un falso, con il labrador retriever dello stesso Gray come soggetto, intento a nuotare verso la fotocamera con un bastone in bocca.
Da allora, come effetto domino, le testimonianze riguardanti gli avvistamenti della creatura si moltiplicarono enormemente, insieme a racconti piuttosto fantasiosi. L’ episodio più eclatante fu quello del medico Robert Kenneth Wilson, che diede al Daily Mail il permesso di pubblicare una foto di Nessie che aveva scattato il 19 aprile 1934 con l’ aiuto di un amico, Maurice Chambers: essa divenne rapidamente famosa anche all’ estero, e fu chiamata «foto del chirurgo» in quanto l’ autore aveva voluto restare anonimo, ma sessant’ anni dopo, nel 1994, questa fu smascherata dal Centro di Loch Ness e definita falsa, in quanto mostrava un modellino creato aggiungendo a un sottomarino giocattolo una testa e una coda.
La foto di Hugh Gray, scattata nel 1933;

Negli anni seguirono molti altre dichiarazioni di avvistamento. Il 5 gennaio 1934, ad esempio, Arthur Grant, studente di veterinaria, riferì di aver quasi investito con la propria motocicletta una strana creatura mentre si avvicina ad Abriachan, intorno all’ 1:00 del mattino. Disse di aver visto una piccola testa collegata ad un lungo collo mentre attraversava la strada e faceva ritorno nel lago, descrivendola come un ibrido tra una foca e un plesiosauro, e che, una volta in acqua, vide solo qualche increspatura. Stando alla sua dichiarazione, l’ essere si spostava con movimenti laterali di un paio di pinne posteriori e membranose, il collo era serpentiforme, e gli occhi larghi incassati nel capo. Il giovane ne eseguì un disegno, che venne analizzato dallo zoologo Maurice Burton, secondo cui l’ aspetto e il comportamento corrispondevano a quelli di una lontra, a differenza delle dimensioni per via delle cattive condizioni di luce. Il paleontologo Darren Naish, invece, suggerì che Grant potrebbe aver visto una lontra o una foca, esagerando nel tempo la descrizione dell’ avvistamento.
Nel 1936 fu la volta della signora Marjory Moir, che disse di aver visto affiorare durante una leggera pioggia una creatura color grigio scuro, in netto contrasto con lo sfondo più chiaro dell’ acqua e del cielo, e che stette immobile in superficie: lunga quasi dieci metri, aveva tre gobbe, la più grande delle quali era nel mezzo, un collo lungo e snello, una testa piccola e priva di tratti visibili. Ad un tratto prese ad immergersi spesso in acqua. Più tardi, nel 1951, il boscaiolo Lachlan Stuart scattò una fotografia in cui apparivano tre gobbe emergenti dall’ acqua, mentre nel 1955, Peter MacNab dichiarò di essersi fermato nei pressi del castello di Urquhart, che domina il lago, per scattare una foto quando ad un tratto sentì un rumore nell’ acqua: ebbe appena il tempo di sostituire l’ obiettivo mentre un enorme animale emergeva in superficie. MacNab lo fotografò, e il suo scatto rimane tuttora uno dei più suggestivi in quanto ritrae sia il mostro che il castello, ma secondo alcuni la foto mostrerebbe ben due esemplari distinti: esaminandola attentamente si può infatti notare che le due gobbe non sono esattamente l’ una sul prolungamento dell’ altra. Siccome la seconda è più piccola della prima, si è pensato che si trattasse di un maschio accompagnato dalla femmina, o di un giovane che seguiva la madre. Effettivamente, in varie occasioni i testimoni dichiararono di avere visto più animali insieme, come il guardiacoste Alexander Campbell, che riferì di aver visto il dorso di tre mostri apparire alla superficie lacustre, e due allievi dell’ abbazia di Fort August, che nel giugno del 1937 dissero di aver visto tre piccoli mostri, lunghi appena un metro, che fuggirono via quando essi cercarono di acchiapparli.
La foto di Robert Kenneth Wilson, scattata nel 1934;

Con il miglioramento delle tecniche fotografiche e filmiche, istituzioni e personalità scientifiche tentarono di documentare con chiarezza le presunte apparizioni della creatura. Nel 1960, Tim Dinsdale, ingegnere aeronautico, filmò una gobba che attraversava l’ acqua in una scia potente, e la JARIC, il Centro di analisi delle immagini e di intelligence britannico, conosciuto come MI4, dichiarò che l’ oggetto era probabilmente animato. Nel 1993, Discovery Communications realizzò un documentario intitolato «Loch Ness Discovered», che si avvalse di un miglioramento digitale del film di Dinsdale: un esperto di computer che aveva migliorato il film notò un’ ombra nel negativo che non era molto evidente nel positivo, e attraverso il rafforzamento e la sovrapposizione dei fotogrammi trovò quello che pareva il corpo posteriore, le pinne posteriori e una o due gobbe aggiuntive del corpo simile a un plesiosauro, affermando che prima di vedere il film aveva pensato che il mostro fosse solo un mucchio di sciocchezze, ma dopo aver fatto la valorizzazione aveva cambiato opinione.
Le foto più nitide, invece, risalgono al 21 maggio del 1977 e furono scattate da Tony Shiels, celebre scrittore, artista, e illusionista che mentre osservava il lago da sotto il castello vide affiorare il lungo collo: scattò le foto e descrisse il mostro, di un colore tra il verde e il marrone, con la pancia di una sfumatura più chiara, e la pelle liscia e lucida. Rappresentò l’ animale come un «elefante calamaro», sostenendo che il collo lungo nella foto fosse in realtà la proboscide della creatura e che la piccola macchia bianca alla base del collo fosse l’ occhio. A causa della mancanza di increspature, le sue due foto vennero ritenute false e soprannominate «Loch Ness Muppet», per quanto Shiels ne sostenne sempre l’ autenticità.
Illustrazione dell’ avvistamento di Arthur Grant;

I mezzi di comunicazione di massa si occupano del caso Nessie soltanto a partire dagli Anni Ottanta, mentre gli ultimi avvistamenti risalgono al 26 maggio 2007, ad opera di Gordon Holmes, tecnico di laboratorio che filmò una sagoma nuotare nel lago, e alla fine di agosto del 2009, da parte di Jason Cooke, guardia di sicurezza che fotografò l’ essere con Google Earth, mentre il 19 aprile 2014 si disse che su un’ immagine satellitare delle mappe Apple appariva una grande creatura appena al di sotto della superficie del lago, probabilmente lunga trenta metri. Alcuni dissero che si trattava del celebre mostro, altri invece che fosse semplicemente la scia di una barca.

Tony Shiels in una foto del 2015;

Molta gente si è a lungo interrogata su questo insolito caso, e sulla possibilità che una creatura millenaria e sfuggente possa effettivamente vivere sul fondo del Loch Ness, o se piuttosto non sia uno dei tanti miti del mondo moderno. Alcuni addirittura si chiedono con quale forma di vita si avrebbe eventualmente a che fare. La comunità scientifica degli zoologi afferma che il mostro non esiste, dal momento che non è stato mai documentato alcun ritrovamento di tracce o resti animali al di sopra di ogni ragionevole dubbio, e anche perché la piramide alimentare di un lago relativamente piccolo come il Loch Ness non potrebbe sostenere la vita di una famiglia di predatori dalle dimensioni fornite dai testimoni. Peraltro, se effettivamente esistesse una popolazione di simili creature in grado di perpetuarsi, non si spiegherebbe il fatto che non vi siano prove più convincenti di quelle portate dai sostenitori, la maggior parte dei quali ritiene che si tratti di uno o più esemplari di plesiosauro o di elasmosauro in qualche modo sopravvissuti agli eventi che sessantacinque milioni di anni orsono condussero all’ estinzione dei dinosauri, benché i rettili marini dell’ era mesozoica fossero solo vagamente imparentati con i dinosauri. Gli stessi sostenitori hanno avanzato l’ ipotesi di un canale segreto che collegherebbe il lago al Mare del Nord: esso consentirebbe alla creatura di nutrirsi adeguatamente, e spiegherebbe l’ assenza di ossa e resti di altra natura sul fondale del lago.
Fino ad ora non sono state rinvenute prove a supporto dell’ esistenza di canali che conducano al mare.
Steve Feltham, il «cacciatore di Nessie»;

La millenaria vicenda di Nessie dimostra quanto siamo tuttora affascinati dal mito e dalla leggenda. L’ uomo ha sempre sentito il bisogno di credere in qualcosa e di avere qualcuno a cui ispirarsi e prendere esempio, per migliorarsi. Il mondo antico era colmo di miti e gloriosi eroi che venivano imitati e adorati, ma che con lo scorrere dei secoli e dei millenni abbiamo tralasciato uno dopo l’ altro, eppure la nostra necessità di ricorrere ad un esempio epico e di mantenere un contatto con vicende straordinarie è rimasto praticamente lo stesso. Per mezzo dell’ epos, i miti antichi si articolarono sempre di più magnificando e ampliando, talvolta persino esagerando, il fatto narrato così da farlo apparire come qualcosa di unico, speciale, assolutamente inconsueto. Il pensiero mitico e leggendario è strettamente allacciato al genere umano, contribuendone all’ evoluzione, eppure il mondo di oggi è piuttosto povero di eroi degni di essere mitizzati. Risulta quindi molto più semplice ricavare una leggenda da eventi misteriosi, come nel caso di Loch Ness, che nell’ era dei mezzi di comunicazione di massa vengono rapidamente diffusi in tutto il mondo e arricchiti con l’ introduzione di sempre nuovi elementi.
Se ogni mito e leggenda nasce con un significato ben preciso, penso che la storia di Nessie germogli dal fascino dell’ uomo nei confronti dell’ ignoto, che da sempre cerca di indagare con un misto di paura e curiosità, nonché dalla sua attrazione verso le forze della natura, capaci di manifestarsi in modo ciclopico e alle volte sfuggente. E come ogni grande mito che si rispetti, il mostro di Loch Ness ha avuto il suo eroe: Steve Feltham, il più longevo cacciatore della creatura, che per venticinque anni ha organizzato la propria vita, addirittura rinunciando ad un’ esistenza normale e ad una famiglia, accampandosi stabilmente in una roulotte sulle rive del lago, guadagnandosi negli anni un’ aura quasi epica, nel desiderio di arrivare finalmente al misterioso essere, divenendo lui stesso un’ attrazione turistica, conosciuto da tutti, locali o visitatori che fossero, finché, nel 2015, a cinquantadue anni, rinunciò al proprio proposito essendosi sempre imbattuto in pesci gatto gallesi, introdotti nel lago in epoca vittoriana per favorire la pesca dei vacanzieri e in grado di vivere a lungo e crescere fino a dimensioni notevoli, arrivando persino a quattro metri di lunghezza e quattrocento chili di peso. Rimasti sconosciuti nella zona per molto tempo, secondo lui essi sarebbero sempre stati i veri protagonisti degli avvistamenti, venendo scambiati per creature minacciose e ignote a causa della distanza o della suggestione. Una conclusione banale e addirittura beffarda dopo una caccia instancabile e osservazioni maniacali con binocoli sempre più sofisticati, talora persino telescopi, durate un quarto di secolo. Ma il Times, che si occupò del suo caso in un articolo dettagliato, non gli negò l’ onore delle armi a dispetto della sua eccentricità e bizzarria: «Devo essere onesto: non credo più che Nessie sia un mostro preistorico, ma il mistero del mostro resisterà per sempre e continuerà ad attrarre persone quassù. Io certamente non ho rimpianti per questi venticinque anni.».
San Columba predica al re scozzese Bridei;

Ma Loch Ness non è il solo lago scozzese ritenuto abitato da un mostro marino: nella Scozia nordoccidentale, nel distretto di Lochaber, sorge il lago più profondo della Gran Bretagna, il Loch Morar, il cui guardiano dichiarò di aver incontrato due persone in automobile, sconvolte, da cui apprese che mentre stavano pescando era apparsa un’ ombra enorme sotto livello dell’ acqua. In un secondo momento il mostro sarebbe stato perfino fotografato dalla figlia dello stesso custode. Che la Scozia abbia un debole per il mito dei mostri acquatici?

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