giovedì 12 ottobre 2017

Per amore di una divorziata statunitense

Edoardo di Windsor;

Tra le monarchie sopravvissute alla Rivoluzione francese e ai successivi moti rivoluzionari, che diedero un sonoro colpo di grazia alla gloria e ai fasti dell’ Ancien Régime sospingendo i sovrani sopravvissuti a Luigi XVI e ai suoi discendenti a suddividere i poteri dando vita a regni costituzionali e parlamentari, accontentandosi di esercitate un ruolo cerimoniale e di garanzia della costituzione e della tradizione pur di non perdere il trono, è indubbio che il Regno Unito di Gran Bretagna abbia da sempre avuto una posizione privilegiata e di gran fascino rimasta immutata nel corso dei secoli, soprattutto a causa della personalità e dell’ operato dei suoi più noti sovrani: il Regno d’ Inghilterra fu il primo ad assumere una forma costituzionale nel 1215, con la concessione da parte di re Giovanni Senzaterra della Magna Charta Libertatum, la prima costituzione scritta nella storia, e successivamente fu guidato in più occasioni da regine autorevoli come Elisabetta I e, dopo la proclamazione del Regno Unito, Vittoria, pietra miliare che regnò sessantaquattro anni durante i quali ispirò un’ epoca entrata nella leggenda, tanto da indurre a credere che se fosse vissuta più a lungo avrebbe saputo impedire ai suoi nipoti sul trono germanico e su quello zarista di scendere in guerra nel 1914.

Mentre le monarchie sia europee che orientali venivano messe in pericolo sia da tortuose vicende politiche che da duri contrasti e intrighi nella nobiltà e nelle stesse famiglie reali, il regno britannico rimase sempre saldamente al suo posto divenendo simbolo di stabilità e dedizione, nonché di antichissime e sfarzose tradizioni, pur affrontando a sua volta momenti di crisi anche gravi, come in occasione del distacco di Enrico VIII dalla Chiesa cattolica e degli squilibri mentali di Giorgio III, per poi giungere alle animate e discusse vicende sentimentali di Edoardo VIII, l’ unico sovrano britannico ad aver abdicato in mille anni di storia.
Re per meno di un anno, esattamente per trecentoventisei giorni, Edoardo di Windsor fu in svariate occasioni motivo di grande preoccupazione per il governo di Londra, tanto da indurlo molto presto a credere di non essere il sovrano più adatto ai tempi difficili che la Gran Bretagna e l’ Europa si preparavano ad affrontare per via della cupa minaccia rappresentata tanto da Adolf Hitler quanto da Iosif Stalin: Sir Alan Lascelles, ad esempio, per anni a lui vicino e futuro segretario privato di Giorgio VI, scrisse nei propri diari di non riconoscere in lui alcuna comprensione degli abituali princìpi di ragione ed etica, che ai suoi occhi non avevano il minimo significato, così come le idee fondamentali di dovere, dignità e sacrificio di sé. Follemente innamorato di una statunitense divorziata ben due volte, dai più considerata sguaiata e volgare, rinunciò al trono ancora prima dell’ incoronazione, e alla sua morte il principe Carlo di Galles scrisse di lui: «Nessuno ha mai lasciato così tanto per così poco.».
Edoardo con il padre, il nonno e la bisnonna Vittoria;

Nato il 23 giugno 1894 a Richmond upon Thames, il principe Edward Albert Christian George Andrew Patrick David era il primo dei sei figli del duca Giorgio di York, e di Mary di Teck. Il padre, secondo nella linea di successione al trono dopo il nonno, il principe Edoardo, figlio della regina Vittoria, fu un genitore estremamente rigido, tanto che sia lui che i fratelli minori nutrivano nei suoi riguardi un certo terrore. Corre voce che lo stesso Giorgio un giorno confidò: «Mio padre era terrorizzato da sua madre, io sono stato terrorizzato da mio padre, e sono dannatamente desideroso di vedere che i miei figli siano terrorizzati da me.». In realtà tale affermazione non fu mai dimostrata, e si pensa che Giorgio avesse semplicemente adottato il tradizionale stile di educazione da impartire ai figli.
Nel 1901, alla morte della regina Vittoria, il nonno salì al trono come Edoardo VII, e Giorgio e Mary, al fine di svolgere celebrazioni di rappresentanza, intrapresero un viaggio attraverso l’ Impero britannico che durò ben nove mesi. Edoardo e i fratelli rimasero invece in Gran Bretagna, dove vennero in gran parte accuditi dal re e dalla regina, che come nonni si presero cura di loro con un affetto inconsueto nei livelli più alti dell’ aristocrazia britannica. Al ritorno dei genitori, Edoardo fu affidato alle cure di due precettori, Frederick Finch e Henry Hansell, che gli impartirono lezioni atte a farlo crescere forte e deciso, rimanendo sotto la loro tutela fino ai tredici anni.

Il 6 maggio 1910 il nonno Edoardo morì, e il padre gli succedette come Giorgio V. Dopo il college e il Royal Naval College di Dartmouth, Edoardo ricevette il titolo di Principe di Galles, in una cerimonia in puro stile gallese che per la prima volta dal 1616 si tenne simbolicamente proprio in Galles, al Castello di Caernarfon, il 13 luglio 1911, nel cui corso dovette pronunciare anche alcune parole tipiche della lingua locale. Da quel momento fu sollevato dal corso di Marina che stava frequentando e venne mandato a bordo della nave da guerra Hindustan, entrando poi al Magdalen College di Oxford, che lasciò dopo otto mesi senza credenziali accademiche. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, aveva giusto l’ età minima per entrare in servizio attivo nell’ esercito: aderì ai Grenadier Guards nel giugno del 1914 ma, sebbene desiderasse servire sulla prima linea del fronte, il Segretario di Stato alla Guerra, Lord Kitchener, glielo impedì fermamente citando il grave pericolo per la Corona se egli fosse stato ucciso o catturato. Il principe ereditario visitò comunque il fronte il più spesso possibile, motivo per cui ottenne la Military Cross nel 1916, e nel 1918 si interessò anche all’ aeronautica, imparando a pilotare gli aerei e conseguendo anche un brevetto di volo. Per quanto limitato fosse il suo ruolo nella guerra gli valse un grande rispetto da parte dei veterani.
Edoardo VIII appena asceso al trono;

Al temine della Grande Guerra tornò a ricoprire i consueti incarichi istituzionali, soprattutto come rappresentante del padre, muovendosi molto nel Regno Unito e dedicandosi in particolare alla visita delle aree più povere e degradate dello Stato, compiendo ben sedici viaggi in varie parti dell’ Impero dal 1919 al 1935, acquisendo anche un ranch a Pekisko, in Canada. Nel 1924 assegnò il Prince of Wales Trophy alla National Hockey League.
Eccentrico ma sempre rispettoso e adeguato ai compiti che doveva assolvere e agli ambienti frequentati, il suo rango e il suo bell’ aspetto, insieme al suo stile personale e curato nei minimi dettagli e al fatto di essere ancora celibe, resero Edoardo un personaggio di rilievo della società Anni Venti, ammirato quanto un divo del cinema. Il raffinato stile del suo abbigliamento venne presto imitato in tutto il mondo, e contribuì a fare di lui una delle persone più fotografate del tempo: il suo sperimentalismo in campo sartoriale riproponeva grandi classici dell’ eleganza d’ oltremanica, come i pesanti tweed campagnoli e i sofisticati principe di Galles, tessuto inventato da suo nonno, e lo portò a inventare lo smoking di colore blu notte, dato che alla luce appariva più scuro dell’ abituale nero, con i baveri sciallati che richiamavano le soffici giacche da fumo in velluto tanto usate da un cultore del fumo lento come lui. Gli venne attribuita peraltro la paternità della camicia da smoking con collo rovesciabile, polsini doppi con gemelli e sparato a piegoline in alternativa alla classica camicia bianca da frac. Anche il nodo Windsor per la cravatta porta questo nome in suo onore.
Nel 1921 la Twinings, azienda produttrice di tè, miscelò appositamente per lui il Prince of Wales, un tè nero proveniente dallo Yunnan e da altre regioni meridionali e centrali della Cina, ed egli concesse il permesso di utilizzare il suo nome per la miscela, che a seguito della sua incoronazione fu ritirata dal mercato britannico, con il permesso però di continuarne l’ esportazione all’ estero. Il Prince of Wales può essere acquistato tuttora solo al di fuori del Regno Unito, in ottemperanza alle regole severe del Royal Warrant.

Prese molto presto l’ abitudine di frequentare donne sposate, suscitando la disapprovazione da parte degli ambienti più tradizionali della società. La favorita delle sue amanti, Lady Furness, nel 1931 gli presentò Wallis Simpson, una donna statunitense nata in un paesino della Pennsylvania, brillante, colta ed elegante eppure facile ad atteggiamenti impertinenti e sfacciati, unita in matrimonio a Ernest Aldrich Simpson, direttore di una grande azienda di trasporti marittimi e divorziata dal primo marito, ufficiale dell’ Aeronautica militare e spia: nel corso di vari ricevimenti dal 1931 al 1934, quando Lady Furness andò in viaggio a New York, Wallis ne prese il posto nelle grazie di Edoardo. Riusciva a far ridere e divertire il principe di Galles come poche altre persone cresciute in ambienti regolati da protocollo e disciplina, dove ridere di gusto e ubriacarsi risultavano ugualmente disdicevoli. Impenitente donnaiolo da ragazzo, dopo averla incontrata Edoardo si dedicò soltanto a lei, al punto da attenderla anche per ore durante le sue sedute dal parrucchiere e di presentarla alla madre, la regina Mary, ma non ne fece mai attentamente accenno al padre, ben sapendo che avrebbe disapprovato: i divorziati non erano ammessi a corte e nemmeno invitati ai ricevimenti della famiglia reale, e agli occhi di re Giorgio erano indegni fuori casta, invariabilmente destinati all’ emarginazione e all’ oblio. Eppure, i servitori del principe erano al corrente di tutto, trovandoli a letto insieme al mattino nei suoi alloggi, e meravigliandosi della grande devozione che aveva per lei: la voce si propagò ben presto di valletto in valletto, di palazzo in palazzo, giungendo infine alle orecchie del sovrano e del Primo ministro. Scotland Yard avviò un’ indagine sul conto della donna controllandola con estrema attenzione. Colmo di sdegno, re Giorgio vide in quella donna un concreto pericolo per la Corona e un rischio di divisione per il suo popolo, e prese a sperare di vivere il più a lungo possibile. Incoraggiò pertanto il figlio secondogenito, il duca Albert di York, detto Bertie, e la piccola Elisabetta, Lilibet, a prepararsi ad assumere le importanti responsabilità del trono britannico così che il fratello maggiore non potesse succedergli. Con tono piuttosto inquieto confidava alle persone a lui più vicine: «Domando a Dio che mio figlio non si sposi e non abbia mai figli, affinché nulla possa mettersi tra Bertie, Lilibet e il trono.».
Edoardo divenne totalmente succube di Wallis, e con l’ andare del tempo non parve all’ altezza dei grandi compiti a cui era destinato. Chi lo incontrava raccontava in confidenza di averlo trovato piuttosto simile a un adolescente, e che pendeva completamente dalle labbra della sua amante, in cui probabilmente aveva trovato quell’ affetto e protezione che in famiglia gli erano sempre mancate: prima di prendere una qualsivoglia decisione si consultava con lei, le scriveva lettere appassionate, le donava gioielli, la portava con sé dagli amici, nei viaggi in Europa e a sciare in Svizzera. Da parte sua, non è certo che lei ricambiasse tanta fedeltà e devozione: pare che avesse una relazione con un certo Guy Marcus Trundle, un funzionario della Ford, e, peggio ancora, con il barone Von Ribbentrop, ambasciatore tedesco a Londra, sebbene le voci sul suo conto potessero essere semplici menzogne atte a screditarla ulteriormente.
Sebbene tutti negli ambienti vicini alla famiglia reale fossero ormai al corrente della situazione, si fece di tutto per tenere segreta al pubblico la relazione. Nemmeno i giornali ne parlarono mai, per riguardo verso il principe ereditario, ma era chiaro a tutti che la relazione non poteva durare ancora a lungo, soprattutto a seguito della morte di Giorgio V.
Edoardo e Wallis Simpson;

Edoardo piaceva molto alla gente: era un uomo molto distinto e sempre elegante, con una memoria prodigiosa che gli permetteva ad esempio di ricordare tutti i nomi. Lo amavano anche i laburisti, in quanto gli stavano molto a cuore gli interessi delle classi meno agiate degli operai e dei minatori: nel 1936, dopo una visita in Galles, ove vide le condizioni penose dei minatori e delle loro famiglie, esclamò che bisognava fare qualcosa, e le sue parole vennero riportate immediatamente su tutti i giornali, valendogli il soprannome di «principe del popolo». I suoi appelli, tuttavia, non suscitarono alcuna reazione, e nei giorni donò a Wallis un diamante talmente grande che, da solo avrebbe, risollevato per anni le sorti di decine di famiglie della regione di cui era principe.
Il 20 gennaio 1936 la situazione subì infine la prevista svolta: re Giorgio, da lungo tempo sofferente di enfisema polmonare, di bronchite anche in forma cronica, e di pleurite, morì, e Edoardo VIII gli succedette sul trono. Nelle ore immediatamente successive alla morte del padre fu visto in condizioni di pura follia, e sentito urlare in uno stato disperato e isterico al pensiero dei doveri che lo attendevano, più che per il dolore della morte del padre a cui era sempre stato estraneo. Si disse che il suo sfogo fosse dovuto almeno in parte ai sensi di colpa per tutto quello che non era stato e non poteva più essere, ma secondo le persone più vicine alla famiglia reale non aveva alcuna intenzione di divenire re, e intendeva rinunciare ai diritti dinastici per sposare Wallis, eppure l’ improvvisa morte del padre ostacolò i suoi progetti, portandolo a pensare a come abdicare il più velocemente possibile per poi ritirarsi da qualche parte nel mondo dopo averla finalmente sposata.
Dai tempi del nonno Edoardo VII, a Sandringham House, la residenza di campagna della famiglia reale, gli orologi erano avanti di mezz’ ora in modo tale che il sovrano potesse dedicare più tempo alla caccia, e il padre aveva molto apprezzato l’ idea, preservandola: Edoardo volle che tutti gli orologi segnassero l’ ora esatta, e pretese che le monete coniate con la sua immagine lo raffigurassero voltato a destra e non a sinistra, come era sempre stato. Fu il suo primo ordine come nuovo re. Nei giorni successivi, insieme al fratello Albert, volò a Londra divenendo il primo sovrano britannico a usare l’ aereo, e destò un certo scandalo preparando la cerimonia di proclamazione al St James’ s Palace in modo che Wallis potesse assistere da una finestra del palazzo: ad un certo punto, spazientito, abbandonò il suo posto e la raggiunse, divenendo il primo re della storia ad assistere alla propria proclamazione da una finestra. Ben presto la sua propensione ad ignorare il rigido protocollo che imponeva al re di tenersi lontano dalle interferenze nella politica nazionale e a trascurare l’ adempimento formale del suo incarico, e persino i documenti ufficiali e le relazioni che arrivavano alla sua residenza, gli procurarono una certa disapprovazione da parte del governo e del parlamento. In seguito, a settembre, scoppiò il primo scandalo: Edoardo disdisse la propria presenza all’ inaugurazione di un ospedale ad Aberdeen, in Scozia, incaricando Albert e la moglie Elizabeth di sostituirlo, in modo tale da raggiungere in auto la stazione in attesa del treno di Wallis. I giornali pubblicarono prontamente le foto dei duchi di York all’ ospedale e del re alla stazione, pur senza commentare, dal momento le foto erano già piuttosto eloquenti.
Al castello di Balmoral, sempre in Scozia, Edoardo fece alloggiare Wallis negli appartamenti della Regina madre, e non osando ancora dormire nella camera appartenuta al padre si fece sistemare un letto nello spogliatoio dell’ amante che, come pare, disapprovava gli antichi tappeti brontolando qualcosa sul fatto di volerli sostituire il prima possibile. Una di quelle sere si tenne al maniero un ricevimento al quale vennero invitati anche i duchi di York, che Wallis accolse alla porta della Ball Room, violando una regola conosciuta da tutti a corte: i membri della famiglia reale andavano accolti da chi aveva formulato l’ invito, in quel caso il re. Forse Wallis non era al corrente di una simile consuetudine o magari intendeva sfoggiare la propria posizione, ma Elizabeth passò oltre non degnandola di uno sguardo, dicendo a voce alta e senza rivolgersi a nessuno in particolare di essersi presentata su invito di Sua Maestà: imbarazzato, Edoardo la fece sedere alla propria destra, al posto d’ onore.

A ottobre Wallis divorziò dal marito, ed Edoardo tentò strenuamente di ottenere l’ approvazione del governo e dell’ Arcivescovo di Canterbury al loro matrimonio, ma senza successo: il re britannico era anche il governatore supremo della Chiesa anglicana, che vietava sia il divorzio che il matrimonio tra divorziati. Il Primo ministro, Stanley Baldwin, minacciò addirittura di dimettersi se il re avesse insistito nel suo desiderio di unirsi a Wallis, il cui caso a dicembre venne portato in parlamento facendone una questione di Stato: si decise che la donna dovesse lasciare immediatamente il Paese. Lei se ne andò a Cannes, ove venne costantemente assediata dai cronisti.
Circondato da atteggiamenti ostili e intimorito dalle responsabilità che ricadevano sulle sue spalle, Edoardo abdicò in favore del fratello Albert: fu un atto clamoroso e assai inconsueto nella storia e nella tradizione britannica, che venne interpretato come una diserzione al suo dovere. In mille anni di storia britannica, infatti, egli era il primo sovrano a rinunciare volontariamente al trono. Il 10 dicembre 1936 si rivolse via radio alla nazione annunciando il proprio ritiro in un discorso estremamente franco e sincero: «Dovete credermi se vi dico che avrei trovato impossibile sostenere il pesante carico di responsabilità e assolvere ai miei doveri di re come avrei voluto fare senza l’aiuto e il supporto della donna che amo.».
Ricevuto il titolo di duca di Windsor e il trattamento di Altezza reale, lasciò via nave la Gran Bretagna, passando sveglio tutta la notte, in uno stato euforico. Brindò con gli ufficiali e conversò per ore, mentre i suoi interlocutori si davano il cambio per dormire un po’. Era euforico, o forse troppo nervoso. Non avrebbe potuto incontrare Wallis Simpson fino al 3 maggio, data della sentenza definitiva di divorzio perché un loro incontro avrebbe potuto inficiarla. Restava in costante contatto telefonico con Wallis, di nuovo serena e briosa nei preparativi per il matrimonio, che riusciva a risollevargli il morale nonostante i continui attacchi velenosi che gli venivano ancora lanciati da Baldwin e dall’ arcivescovo di Canterbury. In prossimità della costa francese ordinò di tornare in mare aperto per poter mandare altri cablogrammi di congedo e saluto agli amici a Londra. Nessuno dei suoi servitori aveva accettato di seguirlo in esilio. Sbarcato in Francia al mattino, raggiunse Wallis, e il 12 maggio, data che doveva essere quella della sua incoronazione, seguì alla radio quella del fratello Albert, che divenne Giorgio VI: il nuovo sovrano vietò all’ intera famiglia reale di partecipare al matrimonio, riconoscendo alla cognata il titolo di duchessa di Windsor ma non il trattamento di Altezza reale: per il duca fu un enorme dolore che raffreddò notevolmente i suoi rapporti con la famiglia. Allo stesso modo, molti amici britannici di Edoardo si defilarono, per rispetto verso il nuovo re. Finalmente, i due si sposarono il 3 giugno 1937 in un castello vicino a Tours: Edoardo desiderava una cerimonia religiosa, ma tutti i pastori interpellati avevano rifiutato e il solo a offrirsi fu il reverendo Robert Jardine, il parroco ribelle secondo cui a nessun essere umano, reale o comune che fosse, si dovesse negare la benedizione delle nozze. Il sacerdote ebbe quindi grossi problemi al rientro in patria, ove poi venne completamente isolato. Il loro matrimonio, nel quale lui apparve estremamente commosso, venne filmato ma non trasmesso in Gran Bretagna. Da quel momento, Edoardo e Wallis si dedicarono alla vita mondana in tutta Europa, seguiti da cronisti sia europei che statunitensi.

Il desiderio di sposare una divorziata statunitense non fu l’ unico motivo che spinse Edoardo VIII all’ abdicazione: recentemente, infatti, sono emersi alcuni documenti a sostegno delle sue simpatie, e soprattutto quelle di Wallis, verso il Nazionalsocialismo, e del fatto che Hitler giudicasse Edoardo il più adatto a guidare la Gran Bretagna dopo la vittoria del Terzo Reich. In realtà, quando i nazisti presero il potere nel 1933, a Londra essi avevano molti simpatizzanti, soprattutto tra i nobili e i politici conservatori, convinti che il Führer fosse l’ uomo più adatto sia a risollevare le sorti della Germania, fortemente umiliata a seguito della sconfitta avvenuta nel 1918, che a contenere l’ espansione del proletario abisso rappresentato dall’ Unione Sovietica di Stalin. La nobiltà tedesca aveva stretti legami di parentela con quella britannica, e la stessa famiglia reale era di discendenza germanica. Ed è pertanto in quest’ ottica che occorre guardare le simpatie di Edoardo per Hitler, sebbene non fosse un vero nazista. Peraltro, il Primo Ministro Neville Chamberlain aveva adottato una politica pacifista, e al momento la potenza della Germania non era vista come una minaccia: Chamberlain era convinto di poter trattare con Hitler, aveva fatto concessioni al riarmo proprio per dimostrare che si poteva evitare la guerra. Non bisogna dimenticare, quando si critica Edoardo, che nel 1936 tutte le nazioni avevano partecipato alle olimpiadi di Berlino, gli atleti avevano gareggiato sotto le bandiere con la svastica e i saluti nazisti. A parte qualche movimento che le voleva boicottare e messo subito in minoranza, tutto si svolse come da programma, nonostante gli ebrei fossero già esclusi dalle gare. Edoardo e Wallis erano grandi ammiratori del Terzo Reich, e all’ ambasciata statunitense si pensava addirittura che lei fosse una spia nazista, mandata tra le braccia di lui per condizionare le decisioni della nazione nel prossimo conflitto, e che inviasse a Von Ribbentrop regolari rapporti. Forse si tratta solo di invenzioni, ma il viaggio che i duchi di Windsor fecero nell’ ottobre 1937 in Germania confermò la loro vicinanza al Nazionalsocialismo: incontrarono i gerarchi del partito, tra cui Rudolf Hess e Joseph Goebbels, e infine Edoardo si incontrò con Hitler in persona nel rifugio di Berchtesgaden. L’ accoglienza fu trionfale e umanamente si può capire l’ entusiasmo e la riconoscenza di Edoardo e Wallis, dopo gli affronti subiti in patria. I coniugi vennero trattati come veri re. Ovviamente videro solo quello che gli si voleva far vedere, vale a dire una nazione in crescita, operosa, entusiasta e ordinata, senza fermarsi agli aspetti più atroci del Nazismo e della sua politica razziale. La programmata visita negli Stati Uniti, dove i duchi avrebbero dovuto incontrare Roosevelt, fu infine annullata: i britannici non volevano che Edoardo diventasse troppo famoso, che passasse quasi per una vittima, un martire. In seguito, il duca sostenne di aver voluto visitare la Germania per vedere di persona il miracolo nazista, che aveva dato agli operai case pulite e decorose, assistenza e salari adeguati, ed espresse la speranza che tale modello potesse essere presto introdotto in Gran Bretagna.
La propaganda germanica usò la visita dei duchi di Windsor per far credere ai tedeschi che Edoardo fosse stato deposto in quanto amico della Germania: Hitler stesso si disse infastidito al pensiero dell’ abdicazione, e che senza di essa avrebbero potuto contare su di un potente alleato a Londra che avrebbe reso tutto molto più semplice. Si sarebbe quindi dato da fare per rimetterlo sul trono dopo la capitolazione britannica.
Recentemente, lo storico Alexander Larman, impegnato in una ricerca presso la biblioteca di Balliol College, a Oxford, per la preparazione di un libro incentrato su Edoardo, rinvennne le memorie manoscritte di Walter Monckton, uno consiglieri del monarca, insieme al quale scoprì un secondo testo finora inedito, scritto da George McMahon, un informatore dell’ MI5, ente britannico per la sicurezza e il controspionaggio, peraltro responsabile della protezione del re e dei membri della famiglia reale. Dalla lettura di questa particolare testimonianza, emerse un’ incredibile vicenda: durante il suo breve regno, Edoardo subì uno strano attentato. Un giorno, mentre andava a cavallo vicino a Buckingham Palace, lo stesso McMahon estrasse una pistola di tasca e prese la mira per sparargli: una donna tra la folla se ne accorse e si aggrappò al suo braccio facendogli mancare il colpo, mentre un poliziotto intervenne con un pugno facendo finire la rivoltella in strada, sparando un proiettile che colpì il destriero del sovrano. Arrestato e processato, McMahon sostenne che una potenza straniera lo aveva pagato per assassinare il Edoardo, affermando tuttavia di averlo volontariamente mancato. Descritto come un mezzo squilibrato, fu condannato soltanto a dodici mesi di prigione per possesso illecito di arma da fuoco e comportamento pericoloso. Nel manoscritto, McMahon scrisse di essere entrato in contatto con emissari italiani durante la guerra di Abissinia, nella quale era coinvolto come trafficante di armi, e che una volta tornato a Londra fu reclutato dall’ ambasciata d’ Italia, allora retta da Dino Grandi, con vari compiti tra cui l’ assassinio del nuovo re. Il racconto può suonare come il vaneggiamento di un pazzo, ma non del tutto: documenti recentemente declassificati indicano McMahon come un informatore che trasmetteva informazioni al controspionaggio britannico sull’ ambasciata italiana. Alexander Larman scrisse in proposito: «McMahon informò l’ MI5 che nell’ estate 1936 ci sarebbe stato un tentativo di assassinare il re. Ma il controspionaggio ignorò l’ informazione, giudicandola poco credibile. Quando l’ attentato ci fu davvero, il 16 luglio di quell’ anno, fu enormemente imbarazzante per l’ MI5, che mise in moto un insabbiamento per nascondere il proprio errore di valutazione.». Tuttavia, descrisse un’ altra possibile verità: «L’ MI5 poteva essere a conoscenza dei piani di McMahon per assassinare Edoardo VIII e lo lasciò andare avanti per eliminare un re internazionalmente imbarazzante per le sue dichiarate simpatie per il Nazismo.». La realtà a volte supera la fantasia romanzesca. Questa storia pare un giallo spionistico uscito dalla penna di Ian Fleming, Graham Greene o John Le Carré, ma è una vicenda reale rimasta sepolta per quasi un secolo negli archivi di Stato del Regno Unito. Non si può escludere a priori che qualcuno, ai vertici del servizio segreto britannico, scoperto il complotto abbia sperato che andasse a buon fine, sebbene alla fine fallì per un banale imprevisto. Rimane però un punto oscuro da chiarire: fu davvero l’ Italia fascista a tramare la morte di un sovrano sostenitore della Germania nazista, di cui all’ epoca era alleata? Che interesse avrebbe avuto il Duce in questo? Una possibile risposta sta nel nome di colui che era in quel tempo era l’ ambasciatore italiano a Londra, ossia Grandi, il portavoce dell’ ala moderata del Fascismo, per anni Ministro degli Esteri, finché Mussolini lo rimosse dall’ incarico nel 1932 con l’ accusa di essere «andato a letto con il Regno Unito» per poi mandarlo in una sorta di esilio dorato appunto a Londra come ambasciatore, incarico mantenuto sino al 1939. Tre anni più tardi, sarebbe stato proprio Grandi a firmare l’ ordine del Gran Consiglio del Fascismo che portò alla caduta del regime e all’ arresto del Duce. C’ era dunque il suo zampino nel tentato assassino di re Edoardo? Era concorde con l’ MI5? Raccontò sempre lo storico Larman: «Nel suo memoriale, McMahon cita come contatto presso l’ ambasciata italiana a Londra una certa Miss Ponte. E afferma di essere stato pagato centocinqunta sterline dall’ ambasciata d’ Italia per assassinare re Edoardo. Certo, anch’ io mi sono chiesto che interesse poteva avere l’ Italia a fare uccidere un sovrano che aveva sentimenti amichevoli verso la Germania nazista, con cui la stessa Italia era alleata. La mia ipotesi è che ci fosse un elemento dissidente all’ interno dell’ ambasciata a Londra.». Lo storico riconobbe di non sapere che l’ ambasciatore dell’ epoca era un avversario di Mussolini e che dunque proprio Dino Grandi avrebbe potuto essere quel dissidente da lui immaginato, magari in combutta con l’ MI5. «Talvolta i servizi segreti usano figure di secondo piano per realizzare i loro progetti e McMahon poteva essere l’ uomo giusto. Se così fosse, dubito che troveremo da qualche parte negli archivi un documento che lo dimostra. Ma se perfino il premier di quei tempi, Stanley Baldwin, si augurava apertamente che re Edoardo ‘cadesse da cavallo e si rompesse la faccia’, non è da escludere che qualcuno all’ interno dei piani alti del Regno Unito abbia provato a eliminare quel re così imbarazzante, con l’ aiuto di un dissidente nell’ ambasciata d’ Italia e di un utile idiota come sicario.».
Nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Edoardo e Wallis si godevano vita nella villa di Antibes, e furono avvisati telefonicamente dall’ ambasciatore britannico a Parigi. Si recarono immediatamente a Parigi, mentre a Buckingham Palace si discuteva cosa fare con loro, e infine Edoardo fu arruolato nelle forze armate con una missione, ma a seguito dell’ invasione della Francia da parte dei nazisti la sua posizione si fece presto assai ambigua, con il rischio che divenisse il centro di intrighi pericolosi, ragion per cui il nuovo Primo ministro, Winston Churchill, il 3 settembre lo mandò a prendere insieme alla moglie a Cherbourg per riportarli in patria, ma a Portsmouth c’ era solo un picchetto d’ onore mandato dal 10 di Dowing Street e per loro non era neppure prevista nessuna residenza, ragion per cui vennero ospitati da amici. A Edoardo fu offerta la scelta fra un incarico in Galles e uno in Francia: scelse il Galles, ma alla fine il governo lo invò in Francia per non farlo restare sul suolo britannico, ove poteva offuscare la fama del re suo fratello. L’ incarico era puramente onorifico, la Francia non era ancora in guerra e i Windsor tornarono a La Croè. Ma il 10 giugno del 1940 cambiò tutto: i duchi di Windsor si trasferirono in Spagna, controllati sia dal servizio segreto britannico e da quello tedesco. I tedeschi pensavano a Edoardo come un re fantoccio da porre sul trono britannico dopo la sicura vittoria, e volevano rapirlo. Churchill non lo voleva in Spagna, nazione amica della Germania, e voleva riportarlo in Gran Bretagna, dove però si rifiutava di andare se Wallis non fosse stata riconosciuta come membro della famiglia. I rapporti tra i due, che in passato erano stati ottimi ed estremamente amichevoli, si raffreddarono, e il Primo ministro, che aveva ben altro a cui pensare che non ai capricci di Edoardo, fu la scelta di una destinazione che Wallis definì la «Sant’ Elena del 1940», ossia le Bahamas, di cui il marito fu nominato Governatore del marito alle Bahamas: il duca di Windsor comprese all’ istante che rappresentava una mossa per allontanarlo dalla politica e dai suoi contatti con la Germania e reputò umiliante l’ incarico, che mantenne fino al 1945. La vita a Nassau, per quanto fosse serena rispetto allo scenario di guerra europeo, era un incubo per i duchi: clima orribile e insetti combinati alla noia mortale. Wallis si occupava di Croce Rossa ed Edoardo della carica di Governatore, ma questa non era certo la vita che avevano sognato. Lui sperò di convincere Roosevelt ad appoggiare la sua candidatura ad ambasciatore del Regno Unito, ma infine arrivò il veto britannico. Delle Bahamas affermò senza mezzi termini che costituivano una colonia di terza classe, ma non mancò di interessarsi ai problemi di povertà delle isole cercando di risolverli. In oltre pare che incontrandosi con i nobili spagnoli fedeli al dittatore Franco abbia apertamente sperato che i bombardamenti su Londra si facessero più intensi così da obbligare la nazione a trattare con il governo hitleriano, concedendosi pure affermazioni antisemite e giudizi poco lusinghieri nei confronti del fratello e della cognata, che considerava uno stupido e una donna assai intrigante, e di Churchill.

Alla fine della guerra, sancita dalla vittoria di Stati Uniti e Gran Bretagna e dalla capitolazione del Nazionalsocialismo e del Fascismo, Edoardo sperava sempre in un incarico ufficiale da parte del re o di poter rientrare in Gran Bretagna in famiglia con Wallis. Tutto fu inutile. Per Wallis Simpson le porte erano sempre chiuse. I due tornarono quindi a Parigi, ai margini di Bois de Boulogne, in una villa di proprietà comunale che venne loro affittata a un prezzo simbolico, godendosi la vita venendo ricevuti tanto nei salotti più in vista quanto dai governanti più influenti del mondo, incluso Richard Nixon: erano filmati e fotografati ovunque, lui con quella costante aria di tristezza e malinconia sul volto, e lei sempre sfavillante, attorniata da gentildonne sempre desiderose di scoprire che cosa avesse di tanto particolare da indurre il marito a rinunciare alla corona dell’ Impero più potente e rispettato al mondo. Edoardo, che godeva di una rendita consistente che gli spettava in quanto proprietario nonostante l’ abdicazione delle residenze private della famiglia reale, come Sandringham House e il castello di Balmoral, di cui il fratello gli versava un notevole affitto, ammise di essere stato abbindolato e strumentalizzato da Hitler e con il tempo ne fu estremamente disgustato. Ormai l’ etichetta di nazista gli era stata appiccicata addosso e stranamente molti, tuttora, lo definiscono in questo modo.
In seguito acquistarono un vecchio mulino, le Moulin de la Tuilerie, chiamato «The Mill» da Edoardo, che ristrutturarono per farne una casa da week end, l’unica casa che acquistarono nella loro vita. Qui Edoardo si poteva sbizzarrire col suo passatempo preferito insieme al golf e al giardinaggio. Il 6 febbraio 1952, segnato dallo stress della guerra, dal fumo e dallo svilupparsi di un cancro che portò ad una forma di aterosclerosi, Giorgio VI morì di infarto durante il sonno a Sandringham House, all’ età di cinquantasei anni. Durante tutta la guerra, e soprattutto nel periodo dei bombardamenti su Londra, aveva saputo conquistare la stima e l’ affetto dei suoi sudditi, rimanendo sempre al proprio posto e rifiutando l’ idea di fuggire, contribuendo con i suoi discorsi radiofonici a tenere alto il morale del paese durante la resistenza all’ attacco subito dai nazisti. Nel dopoguerra invece era stato tra i principali promotori della ripresa economica e sociale della nazione.
Edoardo apprese la notizia dai giornalisti di New York, ove trascorreva l’ inverno alle Walford Towers con Wallis, in quanto nessuno della sua famiglia gli comunicò la notizia. Tornò da solo in Gran Bretagna per i funerali, in quanto la moglie non era stata invitata. Ospitato dalla madre, fu informato che l’ appannaggio di diecimila sterline annue, che era stato un favore personale del fratello, sarebbe stato sospeso. Visto con sdegno in quanto disertore amico dei nazisti, durante il corteo funebre sfilò insieme agli altri duchi con la divisa della Marina, e se ne andò il prima possibile. Sul trono salì la principessa Elisabetta, figlia primogenita di Giorgio, allora quasi ventiseienne, che analogamente alla madre biasimò lo zio per avere abbandonato il proprio ruolo obbligando il padre a diventare re, accorciandogli la sua vita di molti anni. Lei era notoriamente la sua nipote preferita e il duca sperava che le cose potessero cambiare e di poter ritornare in Gran Bretagna. Sarebbe bastato un invito esteso a Wallis per appianare tutto, ma non accadde. Lo invitò comunque alla propria incoronazione, ma lui rifiutò, e a questo proposito Wallis ebbe a dire: «Perché mai dovrebbe andare all’ incoronazione della regina? Non è andato nemmeno alla sua…». Alla morte della Regina madre, Mary di Teck, poco prima dell’ incoronazione di Elisabetta, ancora una volta Edoardo andò al funerale senza Wallis, che solo per la commemorazione fu invitata insieme a lui: fu la sua prima apparizione ufficiale nel Regno Unito. In seguito, benchè il popolo desiderasse il ritorno dei Duchi di Windsor, la famiglia reale non fece nulla, anzi, durante le visite di Elisabetta in Francia, per non creare imbarazzo, da Buckingham Palace si faceva capire loro che una loro assenza da Parigi sarebbe stata gradita.
Edoardo in tarda età;

Negli Anni Sessanta la salute di Edoardo prese a declinare, e nel 1971 gli venne diagnosticato un cancro alla gola, avendo fumato moltissimo fin da ragazzo. Nel 1972, la regina Elisabetta II si recò in visita con il marito, il principe Filippo, e il figlio Carlo a Parigi, ove visitò lo zio, ancora lucido ma assai debole, costretto a letto con le fleboclisi alle braccia. Volendo farsi trovare in piedi e convenientemente vestito nel salotto di fianco, si fece nascondere i tubi sotto la camicia e provvide a far nascondere i flaconi dietro le tende: quando Elisabetta entrò chinò elegantemente il capo. I due parlarono per quindici minuti, e lasciando la stanza la regina, che nonostante tutto lo amava molto, non trattenne le lacrime: anche negli errori e nella follia gli riconobbe sempre una certa grandezza, e ogni volta che aveva potuto lo aveva invitato a tornare per qualche giorno, quasi sempre in occasione di cerimonie o funerali di membri della famiglia reale.

Edoardo morì qualche giorno dopo, il 28 maggio 1972. Uno dei primi ad arrivare a porgere le condoglianze fu Umberto II di Savoia, l’ ex re d’ Italia: i due avevano scherzato sempre brindando «ai due re». I Windsor avevano deciso di farsi seppellire a Baltimora, ma Elisabetta e il resto della famiglia reale, temendo che la gente lo avrebbe considerato un insulto a un ex re, decise che le loro tombe sarebbero state a Windsor. Elisabetta mandò un aereo della RAF per prenderne il corpo, che venne deposto nella St. George’ s Chapel, nel castello di Windsor. I funerali vennero tenuti nella cappella il 5 giugno successivo alla presenza della sovrana e di tutta la famiglia reale, oltre che di Wallis, per la prima volta ricevuta a corte: durante il soggiorno Elisabetta pranzò con lei e Carlo la chiamò zia. Questo, infine, poteva solo accrescere il suo dolore. Edoardo aveva aspettato una vita un piccolo gesto di riconoscimento per la moglie, che venne infine fatto soltanto dopo la sua morte. L’ ex re venne sepolto nella Royal Burial Ground, dietro il Mausoleo Reale della regina Vittoria e del principe Alberto. La duchessa di Windsor risiedette a Buckingham Palace durante il periodo delle cerimonie funebri: fu l’ unica occasione in cui poté visitarlo, ma ormai era colpita dai primi sintomi della demenza, e se ne tornò presto al Bois de Boulogne, morendo quattordici anni dopo, e venendo sepolta accanto al marito. Nel suo spogliatoio aveva sempre conservato, incorniciato, il messaggio scritto a mano da Edoardo, sulla carta con lo stemma reale: «Amica mia, vivere solo con te penso sia stato meglio che avere una corona, uno scettro e un trono.».

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