mercoledì 11 ottobre 2017

Gli infiniti volti del principe del deserto

«Tutti gli uomini sognano: ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte, nei recessi polverosi delle loro menti, si svegliano di giorno per scoprire la vanità di quelle immagini: ma coloro i quali sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché possono mettere in pratica i loro sogni a occhi aperti, per renderli possibili.» tratto da «I sette pilastri della saggezza», di Thomas Edward Lawrence;
Thomas Edward Lawrence in vesti arabe;

Il 13 maggio 1935, in una bella e luminosa mattina, un uomo sulla sella di una Brough Superior, la più bella e potente moto del tempo, percorreva una piccola strada di campagna nei pressi di Wareham, città britannica della contea del Dorset, rimanendo vittima di un incidente da cui uscì in coma, morendo sei giorni dopo nella sua casa di campagna. Venne aperta un’ inchiesta, e appena due giorni dopo il decesso si stabilì che l’ uomo aveva sbandato per evitare due ragazzini in bicicletta, Albert Hargreaves e Frank Fletcher, che gli erano improvvisamente apparsi davanti, finendo fuori strada e sbattendo la testa. Secondo certe fonti, però, il drammatico incidente non fu del tutto casuale: un testimone oculare, il caporale Ernest Catchcole, del Royal Army Ordnance Corps, di stanza a Bovington, stava passeggiando con il cane sul prato a fianco della strada quando vide una vettura scura mirare alla moto, sorpassando mentre i due in bicicletta arrivavano in direzione contraria: automobile e motocicletta si toccarono, il centauro sterzò di colpo e perse il controllo della moto.
Al defunto vennero tributati funerali di Stato, e nella piccola chiesa di Wareham, a breve distanza dal luogo della tragedia, venne posto un monumento sepolcrale che lo ricordava nelle vesti di principe della Mecca, con i sandali ai piedi, il corpo rivestito con una raffinata gellaba e una sella da cammello come cuscino. Accanto al cenotafio vennero posti alcuni libri e una spada con l’ impugnatura d’ oro, simboli della variopinta avventura di uno dei più noti protagonisti del XX secolo: il colonnello Thomas Edward Lawrence, meglio noto come Lawrence d’ Arabia o Aurans Iblis, «Lawrence il diavolo» in arabo, mitico paladino della Rivolta Araba contro il declinante Impero ottomano durante la Grande Guerra.
Per molti, quest’ uomo singolare rappresentò l’ ultimo eroe romantico, un visionario dal nobile ideale, un uomo audace e geniale, ma per altri fu un presuntuoso e uno sbruffone passato alla storia per un atteggiamento libero che solo pochi individui si sono permessi prima e dopo di lui.
Grande appassionato di motociclette;

Lawrence nacque il 16 agosto 1888 a Tremadog, nel Galles nordoccidentale, secondo dei cinque figli illegittimi che il baronetto angloirlandese Thomas Chapman, sposato e padre di quattro figlie, ebbe da Sarah Madden, la propria governante, che aveva mutato il cognome in Lawrence. L’ unione dei genitori non sfociò mai in un matrimonio, cosa che fece di Thomas Edward, detto Ned dai suoi familiari, un tipo alquanto complesso e infelice: volle sempre tenere segreta la propria illegittimità, che confidava soltanto agli amici più stretti supplicandoli di non rivelarla a nessuno.
Di esile costituzione, non molto alto, chiaro di carnagione, biondo e con gli occhi azzurri, fin da piccolo si rivelò esuberante e sensibile, amante dell’ avventura, e ben presto si appassionò notevolmente alla storia, tanto da frequentare l’ Università di Oxford, il cui percorso formativo lo condusse tra il 1907 e il 1909 in Francia, Palestina, Giordania, Egitto e Siria, ove rimase ammaliato dalla cultura araba, di cui approfondì avidamente la conoscenza della storia, delle tradizioni e della lingua, nonché dello stile di vita e dei numerosi dialetti delle varie popolazioni. Laureatosi con una tesi di laurea sui castelli crociati, che anni dopo sarebbe stata data alle stampe, e specializzatosi in archeologia, entrò nelle grazie dell’ archeologo David George Hogarth, che lo introdusse al misterioso ambiente della Tavola Rotonda, una sorta di ordine massonico e associazione politica semiclandestina, e fece ritorno in Medio Oriente nel 1910, ove prese parte agli scavi archeologici del British Museum di Londra presso l’ antica città di Karkemiš, tra Siria e Turchia, che peraltro permisero alla Corona britannica di ottenere utili informazioni sulla dislocazione delle forze ottomane nelle zone circostanti.
Uomo di notevole cultura, tradusse in inglese l’ Odissea di Omero.

Nel 1914, allo scoppio della Grande Guerra, che vide scendere in campo Francia, Gran Bretagna e Impero russo contro la Germania, l’ Impero austroungarico e quello ottomano, venne arruolato con il grado di tenente nel Servizio Cartografico dello Stato maggiore del British Army in Egitto, di stanza al Cairo, ove furono impiegate le sue approfondite conoscenze della regione, e due anni dopo entrò nei Servizi segreti militari e politici: sul fronte orientale, infatti, Londra intendeva contrastare efficacemente le forze turche, e pensò di sfruttare lo scontento della popolazione arabi nei confronti di Costantinopoli. Lo stesso Lawrence intuì presto le grandi possibilità di rivolta delle numerose tribù arabe sparse nell’ immenso deserto, e il 10 giugno 1916 Hussein bin Ali, Sharif della Mecca ed esponente di rilievo della stirpe degli hashemiti, i discendenti diretti di Maometto, sparò un colpo di fucile dal tetto del suo palazzo: fu il segnale di inizio della Rivolta Araba contro la Turchia, di cui affidò la guida al figlio Faysal, per il quale l’ agente segreto britannico nutriva immensa ammirazione.
Il grande e viscerale amore per gli arabi portò presto Lawrence ad andare molto oltre gli ordini ricevuti: superando le iniziali divisioni tribali, temuto punto di debolezza, riorganizzò i beduini in un vero e proprio esercito di settantamila combattenti assolutamente autonomi dal comando britannico, dei quali incoraggiò il sogno di libertà e indipendenza, e al loro comando compì azioni di sabotaggio e guerriglia ispirati alle tattiche impiegate nella Guerra boera, atti all’ indebolimento delle forze nemiche e ad azioni difensive su altri fronti. Si unì alla loro causa, visse tra loro e combatté al loro fianco come capo, guerriero e infiltrato, conseguendo la prima importante vittoria il 6 luglio 1917 con la conquista del porto di Aqaba, sul Mar Rosso, punto strategico che aprì la strada alle truppe regolari del generale Edmund Allenby, al comando delle forze britanniche in Medio Oriente, verso Gerusalemme, che venne conquistata nel dicembre del 1917. Fu il suo capolavoro militare, a cui seguirono operazioni di guerriglia e sabotaggio sulla linea ferroviaria che congiungeva Damasco e Medina allo scopo di intralciare i rifornimenti agli avamposti turchi.
Il 20 novembre 1917, durante una ricognizione a Daraa, venne catturato dai turchi, picchiato brutalmente e persino seviziato sessualmente dalla guarnigione agli ordini del bey locale, a cui si sottrasse con una fuga movimentata. In proposito lo stesso Lawrence rimase sempre piuttosto vago, e secondo molti tale esperienza lo indusse a tendenze omosessuali e masochiste.

La Rivolta Araba culminò con la presa vittoriosa di Damasco il 1 ottobre 1918 e la conseguente resa dei turchi. Alla fine del conflitto, le forze di spedizione avevano il controllo di gran parte della penisola araba e del sud della Siria, ma il grande trionfo non portò agli arabi la tanto sospirata unificazione nazionale: l’ Accordo Sykes-Picot, stretto tra il governo londinese e parigino e firmato il 16 maggio 1916, assegnò alla Corona britannica il controllo delle zone comprendenti la Giordania, l’ Iraq ed una piccola area intorno ad Haifa, mentre attribuì alla Francia la regione sudorientale della Turchia, l’ Iraq del nord, la Siria e il Libano. La zona successivamente riconosciuta come Palestina sarebbe stata destinata a un’ amministrazione comune coinvolgente anche la Russia, che, però, nel 1917 si era trasformata nell’ Unione Sovietica ritirandosi completamente dalla guerra.
Per Lawrence, ora colonnello, fu davvero un duro colpo: aveva personalmente combattuto con un disprezzo quasi suicida per la propria incolumità nel desiderio di ristabilire un’ influenza decaduta, per dare a venti milioni di persone una base su cui costruire una nazione, vivendo a stretto contatto con loro nelle profondità del deserto, sotto un cielo indifferente. Fino a quel momento si era molto impegnato nella ricerca di un’ impresa epica con cui passare alla storia, e ora che Lowell Thomas, scrittore, attore e sceneggiatore statunitense, costruiva come suo primo biografo ufficiale il mito di «Lawrence d’ Arabia», la personificazione stessa del sogno di unità araba, tutt’ uno con il fascino e le insidie del deserto e i misteri di un antico e lontano popolo, maturò in lui il bisogno imperioso di allontanarsene il più possibile.
Lawrence alla Conferenza di Parigi;

Alla Conferenza di pace di Parigi del 1919, l’ emiro Faysal, capo della delegazione araba, cercò di far valere le iniziali promesse fatte da Londra, vedendo riconoscere la guida degli hascemiti su alcuni Paesi arabi, ma tale concessione non ebbe seguito: Lawrence, che assistette alla Conferenza, entrò in una crisi da cui non si riprese mai, e disse con chiarezza che se la promessa non fosse stata mantenuta si sarebbe pagato un prezzo altissimo, gli arabi avrebbero maturato un sicuro e implacabile risentimento che avrebbe portato a una feroce vendetta. Rimasto praticamente inascoltato, sprofondò in uno stato di delusione e astio, e stupì tutti dimettendosi dalla carica di consigliere politico degli Affari Arabi, rifiutando peraltro la prestigiosa carica di Viceré delle Indie. Oltre a ciò compì un gesto notevole mentre re Giorgio V stava per conferirgli l’ importante onorificenza Victoria Cross come riconoscimento per le brillanti azioni militari in territorio arabo: lo lasciò con la scatola in mano, visibilmente meravigliato.
Da quel momento il colonnello uscì di scena rinchiudendosi per sei mesi nel suo appartamento londinese di Burton Street, impegnandosi a scrivere la sua principale opera, «I sette pilastri della saggezza», libro di memorie e racconto poetico incentrato sulla sua azione in Medio Oriente. Visse costantemente lontano dalla pubblicità, per nulla gradendo il crescente alone leggendario che lo circondava, servendo come semplice aviere, nella cui veste la sera del 17 maggio 1919 rimase al centro di un incidente nei pressi dell’ aeroporto romano Francesco Baracca: durante uno scalo tecnico sulla rotta verso il Cairo il suo aereo si capovolse per la scarsa visibilità, e due membri dell’ equipaggio morirono, mentre i superstiti, Lawrence incluso, rimasero lievemente feriti. Avuta la notizia, re Vittorio Emanuele III si recò personalmente a trovarlo in ospedale. Dal 1922, Lawrence cancellò di fatto la propria identità per crearsene una nuova, diventando il soldato carrista T.E. Smith, ma in seguito assunse quella dell’ aviere T.E. Shaw, e infine si trasformò nell’ aviere meccanico John Hume Ross, con il cui nome entrò nella RAF.

Nel 1935 si congedò e si ritirò a Clouds Hill, presso Bovington, nella contea del Dorset. Mantenne sempre nel più assoluto riserbo la propria vita privata, alimentando involontariamente i pettegolezzi più disparati che lo volevano amante di un giovane beduino unitosi ai suoi combattenti, piuttosto che benefattore di una signora non meglio identificata a cui avrebbe elargito in segreto buona parte del suo stipendio di ufficiale della RAF. Si disse persino che si fosse sposato con un’ insegnante di nome Ruby Bryant. Benché ormai vivesse in un innocuo congedo, secondo alcuni avrebbe persino allarmato i servizi segreti britannici manifestando una certa simpatia verso il Nazionalsocialismo e una pericolosa conoscenza di delicati segreti. Si vociferò addirittura di un suo prossimo viaggio nel Terzo Reich, ove avrebbe incontrato il Führer come rappresentante degli ambienti filonazisti dei più alti livelli del potere britannico al fine di promuovere una politica atta a placare le mire espansionistiche germaniche, così da scongiurare il coinvolgimento della nazione in una guerra ancora peggiore della contesa mondiale scoppiata nel 1914.
Quando infine il grande cuore di Lawrence cessò di battere, tutte queste supposizioni, una più avvincente dell’ altra, contribuirono a fare della sua morte un avvincente mistero, similmente alla sua intensa e avventurosa vita: voci a proposito di tracce di vernice nera sulla moto, di pressioni su testimoni e periti, di inquirenti appositamente giunti da Londra per sostituire le autorità locali in un’ indagine che venne condotta in modo vago, di un telegramma che proprio quel giorno avrebbe dovuto spedire per confermare l’ incontro con il Führer.
Busto di Lawrence alla Cattedrale di St. Paul;


Ma, in fin dei conti, poteva quest’ uomo così misterioso e dai mille volti, sospeso tra due mondi, grande amante della notorietà e al tempo stesso del riserbo, attratto a detta di tutti dalle moto e dall’ alta velocità aspirare ad una morte comune, non dibattuta?

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